Strano e affascinante analizzare e/o catalogare i fenomeni sociali, dare una spiegazione alle stridenti contraddizioni che emergono nei sistemi democratici attuali, ai cortocircuiti che si generano da esse e da cui a volte nascono fenomenologie complesse e rigeneratrici.

Da un lato, la crisi finanziaria e gli scandali della corruzione dilagante del sistema politico hanno avuto come effetto principale quello di alimentare ed ingrossare sempre di più il mare dell’antipolitica, con connessi effetti negativi per la partecipazione, poichè si  è creato un vuoto tra partecipazione e governo e si è registrata oltretutto l’emersione di forze invisibili e disgregatrici di quel tessuto di convivenza civile ordito da secoli di conquiste sociali; dall’altro lato, quasi per reazione al su menzionato fenomeno, si osservano inaspettate e innovative iniziative dal basso di cittadini comuni, che rispolverano coscienze sopite o narcotizzate da anni di  mascherate contrapposizioni ideologiche spesso sterili, o peggio da un allontanamento dalla cosa pubblica fattosi costume o tendenza.

Si sta infatti silenziosamente ma con vigore affermando sulla scena politico-istituzionale una rivoluzione sostanziale del modo di gestire la cosa pubblica ridisegnando il rapporto cittadino-rappresentante istituzionale. I prodromi di tale mutamento sono rinvenibili nel fenomeno del ‘E- government, con il quale si sintetizza il processo di trasformazione dei rapporti interni ed esterni della Pubblica amministrazione mediante l’implementazione di tecnologie informatiche al fine di offrire servizi in materia di erogazione dei servizi, migliorando così anche la performance della P.A. stessa. A questa innovazione dall’alto, a livello di governo nazionale, è seguita la nascita di organizzazioni di cittadini, come gli antesigani ed italianissimi Open-polis, che hanno fatto scuola nel mondo, monitorando le attività del parlamento e dei parlamentari e mettendone on line le pagelle. PARTECIPAZIONE e DIALOGO quindi i catalizzatori di questa fenomenologia tutta in fieri.

Da attività di semplice focus dell’agere politico si è poi sviluppato anche un movimento che coniuga al monitoraggio anche la partecipazione e la collaborazione, contribuendo quindi alla stesura delle politiche collettive o all’individuazione di soluzioni. Si parla quindi di WE-GOVERNMENT o di WIKICRAZIA, per sintetizzare lo svilupparsi di strumenti collaborativi via web che hanno contribuito a trasformare i cittadini da sfiduciati spettatori a concertatori e/o creatori di politiche pubbliche. Un evidente miglioramento quindi anche sotto il profilo PROGRAMMATICO, con lo sfruttamento di variegate e qualificate competenze di validi professionisti provenienti dalla società civile.

Il circolo virtuoso di tale pratica, non a caso è stato uno dei  migliori canali che ha permesso al Presidente degli USA Obama di salire sulla casa bianca quasi come fosse un messia: infatti appena insediatosi ha favorito la diffusione di siti come data.gov, apple4democracy o challenge.gov, i quali oltre a rafforzare la partecipazione permettono al governo di un paese di avvalersi di un contributo creativo, innovativo e sopratutto economico.

Ma le “apps” non sono solo lo strumento per migliorare e ridisegnare il rapporto politica-cittadini, ma anche un mezzo efficace di gestione delle risorse locali. Basti pensare ad applicazioni come Fixmystreet, ripara la mia strada, con la quale si sollecitano interventi direttamente all’ente locale, o theyworkforyou, con il quale si può osservare il grado di produttività di un’amministratore locale o rappresentante parlamentare. In questo caso l’innovazione tocca la GESTIONE e L’AMMINISTRAZIONE.

Si sta quindi rimodulando il canone del “mandato rappresentativo”, senza stravolgimenti istituzionali o riforme dell’architettura costituzionale, che necessiterebbero oltre che di tempi lunghi di gestazione anche di complesse rimodulazioni di competenze e di contrappesi necessari. Dal classico mandato “in bianco” quindi si è passati ad una sorta di delega, con la quale i cittadini tramite i canali partecipativi stimolano politiche attive o ricordano gli impegni presi ai loro rappresentanti. Si coniuga quindi la partecipazione, spesso disorganica ed occasionale, con l’efficienza e la trasparenza, binomio fino a qualche tempo fa difficilmente perseguibile, in sistemi altamente burocratizzati o ingessati.

Orbene, le competenze all’interno degli ordinamenti statali vengono riscritte lasciando però invariata la carta costituzionale stessa, attuando così principi in essa impliciti (basti pensare alla partecipazione dal basso, di cui però nella cost. italiana mancano gli strumenti esplicativi), attualizzandone e ampliandone contemporaneamente la portata. Un nuovo “COSTITUZIONALISMO” emerge e si afferma, non circoscritto alla singola Costituzione ma di portata ed influenza globale.

La palingenesi degli strumenti partecipativi rafforza in primis la coscienza civica, garantisce una migliore rispondenza delle politiche alle esigenze dei cittadini, offre soluzioni a buon mercato e per tale via contribuisce a migliorare i bilanci pubblici devastati da gestioni dissipate e dilettantistiche. Perchè non insistere su tale via? La democrazia 2.0 è solo agli inizi. Dal suo sviluppo e dalla sua affermazione dipendono gli equilibri sociali e la sopravvivenza del sistema democratico costantemente eroso da forze centrifughe e disgregatrici, il cui unico fine è il proprio tornaconto personale.

“Più apps per tutti!”..

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La virtù del coraggio e del cambiamento oltre ogni lobbies di potere, lo slancio ideale che aveva animato la corsa alla casa bianca sembrano elementi evaporati o tuttalpiù sbiaditi nei programmi di governo del presidente americano, che aveva fatto sognare e dato speranza a milioni di americani e a miliardi di persone in tutto il mondo.

Complice anche la crisi economica e il fuoco di sbarramento incrociato della destra repubblicana e delle varie lobbies, i famigerati limiti alle emissioni nell’atmosfera che dovevano essere il fulcro della tanto cavalcata e annunciata “rivoluzione verde” al momento subiscono un rallentamento: nei programmi, oltre alla  finalità di preservare l’ecosistema, dovevano anche contribuire ad incentivare e rigenerare la vecchia economia verso un’approdo più “green”, ma tuttavia sono stati temporaneamente accantonati alla data del 2013.

Ma cosa è in realtà l’inquinamento della qualità dell’aria? 

L’inquinamento atmosferico in sostanza è la presenza nell’atmosfera di sostanze i cui effetti sono misurabili sull’essere umano,  oltre che sugli animali e sulla natura; il grado di presenza di tali sostanze nell’aria è normalmente, ovvero in assenza di immissioni causate dall’uomo, ad una concentrazione inferiore o inesistente.

Gli inquinanti sono classificati in due categorie principali: la prima, di origine antropica, ovvero prodotti dall’uomo, e quelli naturali.

L’inquinamento derivato dall’utilizzo di tali sostanze negli ambienti aperti viene definito esterno (o outdoor), mentre l’inquinamento negli spazi chiusi, es. gli edifici, è catalogato come interno o indoor. La qualità dell’aria negli ambienti confinati è definita come Indoor Air Quality.

Orbene, allo stato attuale della ricerca e della scienza, sono stati catalogate circa 3.000 sostanze contaminanti dell’aria, in maggioranza derivanti dall’attività umane mediante processi industriali, oltre che a causa dei mezzi di trasporto.

Le modalità di produzione dei vari inquinanti e la loro immissione nell’atmosfera sono variegate, ragion per cui oltre alla difficoltà di monitorarle, diventa estremamente difficoltoso prevederne le ricadute e le possibili soluzioni. Basti pensare che l’immissione di esse provoca una serie di malattie che vanno dalla semplice asma a complicazioni cardiocircolatorie.

Purtroppo, la notizia, sulla scià di questa breve ma necessaria digressione appare preoccupante! Non è solo un mero chiacchiericcio giornalistico, in quanto è la stessa EPA – ENVIRONMENTAL PROTECTION AGENCY, l’ente per la protezione ambientale, a vedere smentite e posticipate le nuove regole in tema di limiti di emissione.

L’intento riformatore sembra solo momentaneamente fermo a causa della lentezza con cui si dovrebbe operare in primis nel settore legislativo per ridurre e semplificare la selva legislativa che graverebbe come un ulteriore macigno sulle imprese; ma sopratutto per la scarsa propensione del sistema imprese americano, in netto ritardo sul fronte innovazione, per la circostanza non secondaria che se venissero approvati i famigerati limiti in materia di emissione rebus sic stantibus, si provocherebbe un’emmorraggia occupazionale ulteriore e una corsa alla delocalizzazione verso quei paesi in cui tutto è lecito e permesso in materia ambientale.

Eppure, è proprio questo il momento che richiederebbe coraggio ed incisività nel voltare pagina con il passato e di allinearsi a nazioni che su tale fronte sono ormai in vantaggio. Ma la preoccupazione di deprimere un’economia già ostaggio dei suoi stessi errori e fantasmi, rischia di bloccare e forse arenare, sotto la scusa della necessità di salvaguardare l’occupazione un radicale ripensamento del modo di produrre oltre che di un rimodulamento degli stili di vita, necessari quanto più improcastinabili nel declino del gigante americano.

Purtroppo, come se non bastasse tale decisione rischia di provocare anche un terremoto tra tutti quei sostenitori che erano stati la linfa della sua trionfante cavalcata, che avevano risvegliato milioni di sfiduciati americani dal torpore e dall’astensionismo elettorale. Si sentono traditi, utilizzati, e per il momento il loro sfogo si ferma a dichiarazioni.

Ma se non vedessero mutare i presupposti dell’azione di governo, quelle migliaia di cause ambientaliste ritirate in campagna elettorale (si ricordi John Walke a capo del Natural Resource Defense Council), potrebbero ritrovare vigore, e decretare la sicura non rielezione del profeta venuto da Chicago.

La luna di miele sta giungendo alla fine? Il banco di prova, sarà quasi certamente la decisione sulla costruzione del super-oleodotto che dovrebbe garantire l’approvigionamento di petrolio dal Canada fino al golfo del Messico. Se vincerà il si, le lobby avranno vinto la partita più difficile, con un ritorno non solo economico.  Ad essere sconfitto sarà un movimento trasversale globale, e una prospettiva di vita.

La qualità dell’aria e il sogno di un mondo più pulito naufragheranno forse per sempre..

Resisti Barack!


Fin quanto è utile e proficuo per una cittadinanza percorrere un sogno politico? E quale è il limite per i politici suscitatori di essi di servirsene ai fini propagandistici?!.

In ogni tornata elettorale che si rispetti, ogni candidato Sindaco dovrebbe essere teoricamente chiamato nei confronti della cittadinanza alla quale chiede la fiducia, in primis a esplicitare da subito i suoi indirizzi politico- amministrativi.

Poi, almeno nelle linee generali, indicare quale strada percorrere per portarli a termine e con quali strumenti economici. Spessissimo, tali improrogabili doveri politici nonchè morali, cedono il passo al fascino dell’auspicio, pur legittimo, di suscitare o produrre un cambiamento. Novità, Rinnovamento, nuovo corso, taglio con il passato a precindere dalla qualità e dai risultati di esso. Insomma, la retorica della comunicazione pare prevalere. Trasmettere un’immagine, far trasparire la possibilità di sollevare e riscrivere il presente. In breve “far Sognare”.

Tale opzione appare tanto più praticabile e attrattiva, quanto più trova condizioni favorevoli in un contesto economicamente fragile e socialmente da riscattare. A Sora, la campagna elettorale che stiamo vivendo è prorprio all’insegna del sogno. SI PROMETTE di tutto, con qualunque mezzo disponibile: dalla piscina olimpionica, al polo tecnologico del design, ai parchi pubblici non si capisce però dove localizzati, alle ambigue guardie volsche(!)di matrice padana, ma anche alla città intercomunale, alla wi-fi libera.

Si comunica di avere tutte le carte in regola per cambiare anche le problematiche a carattere strutturale e più difficoltose. Si vuole rompere drasticamente con la realtà, a tutti i costi, proiettare magnifiche e percorribile vie lastricate di opportunità, anche a costo di nascondere la loro irrealizzabilità o poca fattibilità. Ma un amministratore che sia veramente tale o che almeno aspiri ad esserlo, è esonerato dal rompere draticamente dalla realtà, non esplicitando le innumerevoli variabili e le condizioni basilari che si frappongono tra l’attività amministrativa e tale proiezione? A nostro giudizio no, anzi tutto il contrario: riteniamo infatti che il “domani” possa essere migliore solo se si abbia l’onesta e la consapevolezza delle problematiche che si vanno ad affrontare e sui cui si deve incidere. Onestà che deve rispecchiarsi nel messagio che si va a dare ai cittadini. Non si possono nascondere le problematiche, non si possono tantomeno negare i limiti che l’attività di governo ha o può incontrare. Altrimenti, il rischio, più volte divenuto realtà, è quello di scivolare nell’Utopia o nel populismo, e far risvegliare i sognanti e fiduciosi cittadini in un incubo, come già la città di Sora ne ha vissuti e che ora vive in alcuni delicati settori. Non ci si capacità come, in un periodo di ristrettezze economiche e di crisi finaziarie, più che consolidare le basi presenti, si giochi, come abili broker di borsa a vendere sogni.

Nessuno, e sottolineamo nessuno, mostra il coraggio di mantenere un basso profilo, nessuno sente il bisogno di spiegare il presente per programmare il futuro. Anche per questo la nostra coalizione vuole rompere con gli schemi passati di fare politica. Non ci si puo permettere il lusso di dimettersi dalla realtà senza guardarla in faccia ed affrontarla. Neppure si può dichiarare di poterla chiudere a proprio piacimento in virtù delle proprie millantate capacità. Il sogno infatti, cari cittadini è una condizione di riscatto, se è elemento propulsivo accanto ad un governo stabile e concreto, solo se ad esso si accompagnino tutte le direttive di realizzazione. Ma dove sono nei programmi elettorali??..SOLO CHI è CONSAPEVOLE DEL PRESENTE E ONESTO CON LA REALTA’, può realmente aspirare a produrre un cambiamento. Per gli altri non vi è altro che una fuga dalle proprie responsabilità. Questo per noi vuol dire”CAMBIAMENTO”

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