DOPO SETTE ANNI DALLA SUA EMANAZIONE, ALLA DIRETTIVA MIFID (Markets in Financial Instruments Directive, la N. 2004/39/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004), VIENE FATTO UN SOSTANZIOSO RESTYLING!

In questo clima economico così agitato e politicamente incerto, nel quale ogni giorno emerge spesso l’impotenza e la stanchezza degli operatori economici e degli attori politici a contrastare un declino che pare avvitarsi sempre più in se stesso, senza far sperare in vie d’uscite o miglioramenti, una forte presa di coscienza di alcuni errori nelle liberalizzazioni, una revisione nelle modalità di scambio degli strumenti finanziari, apparivano necessarie ed improcastinabili.

Per dare risposta a queste sollecitazioni la Commissione europea ha predisposto una nuova bozza di regolamento finalizzata ad incrementare in primis la trasparenza dei mercati finanziari,  in secondo luogo a diminuire i rischi nel settore della “regolamentazione”, ovvero i coni d’ombra e le zone franche che spesso avvolgono molte transazioni, nello specifico quelle relative ai derivati e le operazioni “over the counter”.

Ma l’aspetto più incisivo è la previsione di cambiamenti nel sistema delle Sanzioni, nello specifico nel settore penale, armonizzando reati come “l’insider trading” e “la manipolazione dei mercati”, con la previsione di irrogazione di pene detentive per tutti i paesi membri. Invero, accanto al reato di insider trading, già previsto nella legislazione Italiana, sarà previsto il reato di “tentata manipolazione del mercato”, al fine di porre un freno a quella distorsione nella formazione dei prezzi, naturale conseguenza degli scambi automatizzati.

Il principio cardine che ha fatto da filo rosso alla suddetta riforma è riassunto nelle parole del Commissario al Mercato interno Michel Barnier, sostenitore in prima linea del rafforzamento della MIFID:” riportiamo la morale là dove è sparita!”.

Per addivenire a tali risultati, i campi di lavoro e di intervento sono stati due: da un lato, gli abusi di mercato (direttiva Mad), dall’altro i mercati degli strumenti finanziari (direttiva Mifid), con speciale attenzione ai derivati, che operano fuori dal perimetro delle borse, con la previsione di regole nelle modalità di formazione dei prezzi.

Nello specifico, la Direttiva MIFID, prevedeva IN SOSTANZA l’obbligo in capo agli intermediari di classificare gli investitori al dettaglio sulla base di due indicatori: abilità a prendere decisioni finanziarie e capacità di sopportare il rischio. Il pregio di tale classificazione, stava nella possibilità di vagliare quali strumenti finanziari meglio si adattassero al profilo del risparmiatore, ed altresì prevedere gli obblighi informativi nei confronti della clientela.

Emerge quindi icto oculi però che il punto dolente di tale impianto è stato quello delle autovalutazioni, con conseguenti effetti distrorsivi: in primo luogo poichè l’intermediario non era per sua natura incentivato a raccogliere informazioni accurate sulle capacità finanziarie dei clienti, in quanto il suo interesse primario era di giustificare il prodotto in venduta, anche a costo di una rappresentazione superficiale e distorta. Secondariamente, le autovalutazioni tendono ad essere distorte, dal momento che le persone hanno una considerazione di se stesse che non si concilia spesso con quella reale.

Il settore più delicato, che necessitava di una regolazione più rigorosa era ed è quello dei mercati derivati delle materie prime, per il quale la speculazione selvaggia ha avuto  troppo spesso conseguenze deleterie per l’economia, e che in assenza di una inversione potrebbe avere ripercussioni pesanti a livello sociale ed economico per l’intero pianeta.

Per quanto concerne i mercati over the counter, saranno previste le OFT, ovvero“piattaforme di negoziazione alternative”, che interesseranno anche quelle società di investimento che si occupano degli ordinativi interni. Una misura estrema e particolarmente rigorosa è stata implementata per evitare “gli ordini civetta”, ovvero la pratica di diffondere intenzioni di ordini o ordini, non al fine di una effettiva negoziazione, ma per creare turbative e speculare sulla formazione dei prezzi: a tal fine, si è prevista anche l’opzione di circoscrivere la quantità di ordini per partecipare alle transazioni, di delimitare la fascia di caduta o aumento del prezzo, ed infine di sospendere le negoziazioni qualora vi siano negoziazioni poco trasparenti sui prezzi.

Una misura particolarmente attenta alla situazione in fieri per i debiti sovrani, è la proposta mirante a sganciare i destini dei paesi sotto programma, dalle  temute pagelle delle tre sorelle, le agenzie di rating Standard & Poor’s, Mooody’s  e Fitch, arrivando a sospendere il rating su tali nazioni.

Purtroppo, tale riforma non colpisce con dovuta forza uno dei punti più distorsivi e difficilmente contrastabili del fenomeno speculativo: le dark pool. Con tale accezione si indicano le “borse nere, alternative” a quelle tradizionali nelle quali nella fase pre-trade, non vengono pubblicizzati i prezzi. Tuttavia, si è tentato di porre un’argine, ma molto generico e labile, frutto di un compromesso a ribasso: ovvero, il mantenimento di tali borse è subordinato alla condizione negativa che non arrechino distorsioni sostanziali di concorrenza e quindi non incidano sull’efficienza del procedimento di definizione dei prezzi.

La regolamentazione, o meglio la “regolazione”, è un’attività necessaria e molto difficile, non solo nella fase di implementazione, ma sopratutto in quella di progettazione, per una serie di ragioni strettamente connesse: i destinatari di tale attività invero hanno per loro natura l’intenzione di aggirarla nella sostanza, nella ratio, però rispettandone la forma. Orbene, ciò è possibile nella misura in cui la regolamentazione sia piena di falle o peggio progettata sull’onda dell’emotività, per dare risposte all’opinione pubblica o per calmierare il dissenso. Per cui  sarebbe buona regola al momento di disegnarla che il regolatore evitasse di utilizzare scarse informazioni, e cercasse per quanto possibile precedenti su cui rifarsi.

Concludendo, l’impianto normativo tranne alcuni punti pare molto attento alle problematiche odierne, ma sopratutto lo spirito che ha guidato la riforma: varare le regole e testarne preventivamente l’efficacia, con la possibilità ma sopratutto la volontà di rimodularne all’occorrenza la portata, ed altresì l’ammissione di errore da parte del regolatore.

Come si parafrasa spesso,” solo sbagliando si impara“…

Annunci

Il fenomeno corruttivo, anche a seguito della pressante crisi che coinvolge le economie mondiali ha assunto sempre maggiore importanza nelle agende internazionali fino a diventare una priorità.

La corruzione difatti mina profondamente la fiducia nei mercati e nelle imprese di un paese, oltre a determinare come contraccolpo una perdita di credibilità e di competitività, posto che tali dinamiche allontanano sensibilmente gli investimenti con diminuzione di crescita economica.

A ciò si aggiunga la circostanza che a causa di essa si crea un terreno fertilissimo per le attività criminali che permeano nell’economia, inoltre a livello sociale, si erode lo stato di diritto e la cultura del  rispetto delle regole basilari al funzionamento ordinato di una società. Per contrastare tale piaga a livello internazionale si è agito su più fronti: dalla Convezione delle Nazioni Unite contro la corruzione ( UNAC) del 2003, fino all’istituzione di specifici organismi di sorveglianza , il GRECO, ovvero il Gruppo di Stati contro la corruzione istituito dal Consiglio d’Europa nel 1999, e il Gruppo di Lavoro sulla corruzione (WGB) su iniziativa dall’Ocse, fino al recentissimo European Anti -corruption Network, un ambizioso meccanismo anticorruzione a livello europeo che opera mediante una rete di agenzie. Purtroppo, l’Italia su tale fenomeno non pare essere ancora allineata con gli standard Europei, posto che non solo è scivolata nella classifica  redatta dalla Trasparency International fino al 63° posto nel report che documenta la corruzione “percepita”, ma è stata altresì oggetto di ben 22 raccomandazioni da parte del GRECO,  a cui non ha ancora dato alcuna risposta come prefissatale, posto che il termine del 31 gennaio 2011 è passato da due mesi.

Tale organismo ha come scopo precipuo quello di monitorare la conformità delle politiche degli Stati aderenti ai parametri anti-corruzione fissati del Consiglio d’Europa, individuando altresì le eventuali carenze nella legislazione e suggerendo soluzioni o aggiustamenti. Sono due gli strumenti mediante i quali opera: i meccanismi di valutazione, i peer reviews, e quelli di pressione reciproca, peer pressure, che si sostanziano in procedure dinamiche di valutazione e di follow up. Il nostro paese ha dapprima solo firmato ma non ratificato la Convenzione COE contro la corruzione, per poi partecipare tramite adesione al gruppo GRECO il 30.6.2007.

Nello specifico, tale organismo ha individuato i campi sui quali maggiormente si registra un lievitare del fenomeno corruttivo, stilando ben 22 raccomandazioni suddivise in due parti, l’una relativa all’attività di prevenzione, l’altra relativa alla repressione: i campi di maggior sensibilità e vulnerabilità al cancro corruttivo sono quello dell’urbanistica, dell’ambiente, degli appalti pubblici, del settore sanitario, nonchè quello giudiziario in cui si registra una aumento del 65%!!.

Con riferimento alle raccomandazioni di tipo repressivo, mediante il meccanismo del follow up tale gruppo di lavoro hai messo in luce tre punti dolenti: 1) la dispersione nei testi normativi, codice civile, penale, diritto commerciale e fiscale,  della disciplina di contrasto alla corruzione; 2) la mannaia della prescrizione facile; nonchè si prevedette con anticipo l’inopportunità della Legge 124/2008, nota sotto il nome di Lodo Alfano, successivamente dichiarata incostituzionale, mediante una raccomandazione ti tipo interlocutorio.

Da questo affresco emerge che due sono i campi su cui ha operato e opera tale gruppo nella stesura dei suoi report: quello giuridico, dove nello specifico si è lamentata la mancanza di uno specifico programma anti-corruzione, e quello sociologico, in cui emerge con preoccupazione l’espansione del fenomeno (… ” pervasiva esistenza del fenomeno che riguarda la società”).

Tale relazione ha il pregio di ripercorrere e vivisezionare la storia italiana degli ultimi vent’anni, fissando il picco massimo di corruzione negli anni 90 con l’esplodere del fenomeno meglio conosciuto con il nome di tangentopoli. A tale buia stagione il sistema Italia seppe reagire con un grandioso slancio, che sul lato giudiziario portò a penetranti indagini e alla punizione dei reati, dal lato legislativo a una serie di interventi mirati a stroncare tale problema: dalla previsione dei reati contro la P.A.,  alle leggi n. 86/1990 e 181/1992 che hanno apportato modifiche al codice penale, alla previsione della responsabilità per le persone giuridiche, al regime di confisca per i reati di corruzione, ai divieti per i condannati nelle gare di appalto. Purtroppo, un dato impietoso mostra una preoccupante inversione di tendenza, la diminuzione delle condanne su cui aleggia l’ombra della prescrizione.

Invero, sono numerosi i processi finiti nel macero grazie al meccanismo estintivo della prescrizione, che nel nostro ordinamento, differentemente che nella maggior parte di quelli europei, opera anche dopo che sia stata esercitata l’azione penale, ovvero anche nei ritardi dei vari gradi di giudizio. Un importante contributo in ciò è stato fornito dalla ex Legge Cirielli, rinnegata persino dal suo relatore, che ha ridotto notevolmente i termini di prescrizione di numerosi reati che toccavano personaggi dell’agone politico.

Ma tuttavia, non sono mancati i lati positivi, come le misure di Confindustria e della Camera di Commercio che sul versante della trasparenza hanno apportato un importante contributo in un periodo di incertezza,  invitando i propri associati a far sparire il cono d’ombra dell’omertà, sollecitando a denunciare le pressioni esercitate dalle organizzazioni criminali.  Ma ciò on è considerato sufficiente, perchè si sottolinea altresì come sia necessario improntare un sistema di confisca in rem sganciato dalle sentenze di condanna, e il miglioramento del sistema di feedback in tema di riciclaggio incrementando la cooperazione e gli scambi di informazioni in campo internazionali. Differentemente da come si è legiferato in materia di falso in bilancio, prevedendo una “depenelizzazione” con un ammorbidimento delle pene , si suggerisce di congegniare sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive.

In sintesi, due sono gli interventi urgenti, misure di prevenzione non blande, sporadiche e timide ma incisive, che necessitano però di un approdo a lungo termine, e la diffusione di una cultura della legalità, non relegando il contrasto del fenomeno a una sola questione di regole.

Due mesi sono passati, speriamo che anche le raccomandazioni del Greco non cadano in prescrizione.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: