STRASBURGO – Una nuova tegola per l’Italia in materia di diritti umani sopratutto in un periodo così travagliato per l’esodo degli immigrati dalle coste del Maghreb: la nostra nazione è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per aver espulso e rinviato un tunisino, che sulla scorta delle sue affermazioni, sarebbe stato dapprima tratto in arresto e in seguito oggetto di tortura. Ali Ben Sassi Toumi era stato condannato nel 2007 a sei anni di detenzione con l’accusa di terrorismo internazionale da un tribunale italiano. Fu a seguito scarcerato nel maggio 2009 ed espulso in agosto, nonostante la Corte europea avesse invitato l’Italia a sospendere la decisione, in quanto preoccupata dei possibili maltrattamenti e trattamenti inumani e degradanti che Alì avrebbe potuto subire in Tunisia. Tuttavia, è bene ricordare che al governo italiano erano state fornite rassicurazioni diplomatiche sulla sicurezza di Toumi. Ancora una volta il principio del “refoulement”, ovvero il divieto di espellere o respingere (“refouler”) – in nessun modo – un rifugiato verso le frontiere dei luoghi ove la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a causa della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza ad una determinata categoria sociale o delle sue opinioni politiche”, mostra la fragilità del sistema di protezione dei diritti umani e le difficoltà di ordine pratico in ordine alla sua efficacia tutela.

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