ESSERE O AVERE? ..CORRERE!

gennaio 7, 2014


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In questa epoca storica caotica, magmatica, spesso al limite della schizzofrenia collettiva, ogni uomo è sempre più sollecitato e diviso tra l’eterno dilemma frommiano se è meglio “essere”, con tutti i propri pregi,difetti e limiti, o se è preferibile “avere”, una posizione sociale, una quantità di beni o ricchezze.

Tra le due scelte, io prediligo sicuramente la prima, ma spesso adotto anche una terza via …correre!

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Correre non solo come gesto atletico e fisico, producendo endorfine e stirando i muscoli al limite. Correre come filosofia di vita e metodo di azione nel quotidiano, spostando sempre più in là l’asticella nella vita lavorativa e sociale, migliorandosi sempre nei propri limiti caratteriali; correre anche come via di fuga da una realtà grigia che spesso ci opprime e ci imprigiona nelle sabbie mobili del pessimismo e immobilismo verso le colorate mete della nostra fantasia, quindi anche sognare.

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Lasciarsi i problemi alle spalle e guardare sempre avanti, fermarsi e ripartire, come in una seduta di fartlek! Non solo su un tartan o su una strada, anche nella vita, cercare e ricomporre equilibri sempre più labili e mobili nella modernità in cui tutto è liquido e veloce.

Un nuovo anno è alle porte, sfide difficili ci attendono, siamo pronti ad affrontarle?!

we are runners..lets go for the future!!

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occupygeziparkDopo mesi di proteste e duri scontri, si riaccendono i riflettori sulle ragioni, SPESSO sopite dai media, altre volte strumentalizzate, che hanno spinto i ragazzi turchi a scendere in strada per difendere un simbolo, il “gezi parki”, su cui si doveva abbattere una speculazione insensata e dannosa.

Non sarà sfuggito a molti attenti osservatori che in quei mesi, era in atto non solo uno scontro di vedute fra favorevoli e contrari al progetto, e quindi tra popolazione e governo, ma sopratutto fra due visioni e modi di intendere ed interpretare anche il potere e il suo esercizio.

Da una parte infatti c’era e tuttora c’è il premier turco Erdogan, vero giano bifronte della politica orientale: aperto e progressista nelle manifestazioni pubbliche di intenti, quando si tratta di presiedere i consessi europei ed internazionali, avvezzo invece a pratiche autocratiche, spesso al limite della repressione e altresì a gestioni clientelari, come lo scandalo che scuote il suo governo oggi ci testimonia ineviquivocabimente, quando in ballo c’è l’amministrazione interna.

Dall’altro lato della “barricata” invece c’era e c’è ancora la generazione di gezi parki, quella che vuole e combatte per uno Stato laico, quanto a forma di governo, che intende quindi il potere come cura di interessi generali, pretendendo quindi un confronto attivo e costante quando le decisioni hanno rilievo e ripercussioni sulla generalità dei cittadini.

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Del rapporto fra governanti e governati si annovera una narrativa e bibliografia sconfinata, particolareggiata, ma  in questa occasione è il mutamento del registro di comunicazione  così significativo e potente a rubare la scena.

L’immagine della ragazza in vestito rosso nel ben mezzo degli scontri che ha fatto il giro del mondo, testimonia in maniera perfetta e scultorea meglio di qualunque saggio o resoconto giornalistico, la plasticità di una situazione sociale, ovvero il contrasto fra due generazioni, la conseguente frattura, forse non rimediabile, fra il potere come cura di interessi generali e la sua metamorfosi come instrumentum regni!

Quando il set di strumenti legislativi e quindi un ordinamento intero viene snaturato e piegato ad interessi di parte e/o particolari, viene meno lo Stato e quel contratto sociale di Rousseau, nel quale si cristallizzava un accordo teso a bilanciare e garantire la pace sociale.

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Il rosso delle vesti della ragazza sembra quasi uscire prepotentemente dalla cornice di desolazione e confusione che riempie la foto; il contrasto tra il bello e gradevole, ovvero l’innocente bellezza e la travolgente semplicità della manifestante, la inutile forza e insensata repressione incarnata dall’agente che con idrante respinge gli oppositori, testimoniano in maniera inequivocabile come il contratto sociale, la cessione di sovranità a fin di buon governo, stia sempre più sbiadendo.

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“La bellezza salverà il mondo” affermava speranzosamente il principe Miskin nell’idiota di Dostoevskij!  Forse, ma sarà prima necessario recuperare il senso e il significato del bello in ogni ambito…


2005-01-23-052Un viaggio breve o lungo che sia, per mete nazionali o estere, è pur sempre opportunità di confronto ed al contempo di arricchimento e riflessione.

Capita così che un improvviso e non programmato tour di fine estate tra le strade di Roma ed il litorale jonico, unisca e focalizzi come in uno di quei giochi di enigmistica, una dura e poco digeribile realtà tutta italiana, a cui purtroppo da qualche tempo anche la mia città contribuisce: l’abbandono intollerabile della sua storia e il degrado delle sue ricchezze naturali e architettoniche.

Dalla città eterna, nella quale sgomenti si assiste ad una modernità prepotente che cerca di soffocare le tipicità di un passato da preservare, passando alla città che ha visto il ritrovamento dei bronzi di Riace, e sul cui suolo il matematico Pitagora cercava le armonie del cosmo, i tratti comuni sono purtroppo molti. In un pomeriggio assolato, decido di visitare la splendida colonna di Era a capo Lacinio, ansioso di vedere quel che sui testi avevo letto.CapoColonna2007

Purtroppo, colonna e paesaggio a parte, ritrovo una situazione simile a quella di Rocca Sorella e altre bellezze della nostra zona. Aree che dovrebbero essere preservate o migliorate per una agevole fruibilità, ruderi e testimonianze di ciò che era bello, grande e maestoso, che dovrebbero essere l’anello di congiunzione tra un passato aureo ed un futuro da rifondare, sono ostaggio di una distruttrice indifferenza e di un degrado cinico e brutale.

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Malinconia, un senso di impotenza, frustrazione,  si impossessano di me mentre leggo i cartelli con date di scadenza dei lavori, non ultimati, quando percorro traballanti ed improponibili passerelle per i ruderi: mi richiamano alla mente come un pugno allo stomaco i vicoli sorani, i ruderi del tempio ritrovato occultati in discarica, il Castello dei sorani,  i film di De Sica, simboli ormai di un passato che la mano dell’uomo sta scolorendo.

Tornato dal viaggio, mentre costeggio la via di casa scorgo con lo sguardo triste e un pò rassegnato la mia città: penso ai segni del declino visti nel mio breve tour presenti anche a Sora, spesso non percepiti o peggio sottovalutati.

Rifletto su come i miei concittadini troppo spesso siano presi ed assorbiti in diatribe inconsistenti e in pettegolezzi, mentre i germi dell’ indifferenza corrodono ed erodono progressivamente i ponti di un passato ricco di storia.

Riecheggiano come un tic tac incessante il pensiero delle armonie di Pitagora “dimenticate” da chi ha partorito il rinascimento, la tenacia nel “combattere”  propria dei volsci che sembra non appartenere più ad una popolazione ormai assuefatta a tutto e a tutti, forse anche a se stessa.


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Molti mesi fa, nell’imminenza delle elezioni Comunali frusinati, il candidato a Sindaco, Avvocato Nicola Ottaviani aveva più volte pubblicamente affermato di voler riportare legalità e trasparenza ad una amministrazione sconquassata da opacità, dissidi, e polemiche a non finire. «Neanche a Corleone succedono queste cose” – tuonò l’allora candidato a sindaco Nicola Ottaviani in merito al concorso per istruttore direttivo al COL- “si riparlerà dopo il voto, una volta insediata la nuova amministrazione», Peccato che il finale sia andato oltre ogni limite di immaginazione assumendo i caratteri di un grottesco reality.

 

Nel contempo, eletto Sindaco, si è svolto il concorso temporaneamente sospeso in campagna elettorale, e molti di quei giovani partecipanti che speravano in un clima migliore, si sono trovati a recitare la parte di comparse di un film tragicomico già scritto, per le modalità con cui si è svolto e per l’esito finale.

 

Ma l’amarezza non terminò con la conclusione del concorso: il Sindaco, in un primo momento si erse a paladino della trasparenza, in quanto su sollecitazione di ben cinque candidati che formalmente misero in luce nero su bianco le presunte irregolarità, prese l’impegno di avviare un’indagine interna, paventando la possibilità di annullamento in quanto invalido e senza copertura finanziaria. Intanto, spirarono i giorni, i mesi, e come la sibilla cumana, oscillante fra “il forse che si –forse che no”, mentre esplodeva il problema dedito pubblico frusinate, nel ben mezzo del dibattito in merito alla spending review, non fece nulla per dare risposte concrete.

 

O meglio, formalmente non fece nulla, perché mentre i ragazzi ogni giorno guardavano l’albo pretorio per avere delucidazioni, sostanzialmente, in spregio al concorso bandito che prevedeva l’assunzione “a tempo indeterminato”, decideva di convertirlo “a tempo determinato”, con l’aggravante che di tale delibera non si è rinvenuta traccia fino a quando deliberata la conversione, con un accesso agli atti un candidato insospettito ha fatto emergere la “mancanza” sull’albo pretorio di tale delibera, con conseguente impossibilita di ricorso per i partecipanti.

 

Ma il funambolismo del primo cittadino è degno di una commedia di Plauto, e  così dopo la conversione si ritorna al principio di realtà amministrativa: invero, con la recentissima delibera di Giunta n° 146 dell’8 aprile ha provveduto a rideterminare la pianta organica per sovrannumero dei dipendenti, in stridente contrasto però con quanto deliberato con la conversione, e soprattutto con quanto affermato sul quotidiano “il messaggero”di voler accedere al fondo salva comuni per l’esigenza di spalmare il debito dell’ente in 10 anni.

 

In questa vicenda il primo cittadino, come in una commedia di Plauto ha cambiato più volte maschera, da garante della legalità, a indecisa sibilla cumana, per terminare con la gattopardiana ed italica figura di “homo novus” che cambia tutto affinchè nulla cambi. Peccato che le conseguenze di questa vicenda siano: un aggravio ulteriore di spesa per l’ente, un concorso farsa, uno schiaffo alla trasparenza amministrativa e alle speranze dei giovani partecipanti al concorso.

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UNO STRALCIO DEL MIO PROGETTO DI RICERCA CHE HA CONCORSO PER L’ “EUROPEAN SOCIAL COMPETITION”

DELLA COMMISSIONE EUROPEA

INTITOLATO A DIOGO VASCONCELOS.

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RATIO DEL MODELLO

La difficoltà non sta nel credere nelle nuove idee, ma nel fuggire da quelle vecchie” – John Maynard Keynes

Introduzione

Il sistema capitalistico moderno, nel suo modulo organizzativo più affermato, quello dell’economia di mercato, si caratterizza per la compresenza di due criticità tra loro strettamente interconnesse e complementari: da un lato la intrinseca instabilità del sistema economico che alterna periodi di espansione e benessere con fasi di acuta contrazione; dall’altro le conseguenze oggettive-sociali delle endemiche e cicliche crisi, elevati tassi di disoccupazione nonché fallimenti e chiusure di imprese.

In questo panorama, come per la grande crisi del 29’, il problema non è solamente di carattere economico-finanziario, quindi contingente: invero, non solo bisogna fronteggiare la fisiologica distruzione di ricchezza che tale fenomeno genera, ma altresì le pesanti ed onerose ripercussioni di ordine sociale che comunque rappresentano anche un costo per gli stati ed i cittadini.

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                                CRITICITA’

In tale contesto, fluido, magmatico ed in continua evoluzione, i nodi cruciali del mercato del lavoro, italiano ed europeo da affrontare sono:

  •     l’evoluzione sempre più rapida dei processi produttivi;

  •      le sfide delle nuove economie emergenti;

  •     il mancato incrocio di competenze professionali

Invece, le criticità attuali del settore industriale europeo possono essere elencatene così:

  •     la mancanza di competitività;
  •      il ritardo nell’innovazione tecnologica;
  •      la capacità di ristrutturarsi e riconvertirsi in tempi rapidi per stare sul mercato.

 

                         GUIDE LINES

Per quanto concerne il Lavoro, nella “learning society” si rendono sempre più urgenti strumenti e moduli di aggiornamento e continui upgrade che permettano a migliaia di lavoratori spesso nel limbo della disoccupazione strutturale di rendersi e/o rimanere appetibili per il mercato del lavoro e di diventarlo nuovamente.

Discorso analogo con identica ratio vale per il tessuto industriale spesso incapace o poco incline a rinnovarsi e ad essere competitivo, a causa anche delle influenze di un paternalismo statale a carattere assistenzialista dei decenni precedenti; ne consegue che si scaricano così troppo frettolosamente sulle finanze pubbliche e quindi sulla società i ritardi e/o errori, nella mancanza anche di canali di finanziamento o di supporto logistico adeguati che invece permettano di invertire la tendenza e di recuperare gap di competitività.

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Obiettivo

Ci proponiamo pertanto di porre rimedio alle disfunzioni sistemiche dell’economia di mercato europea nonché alle carenze di risposta a livello legislativo mediante l’elaborazione di un articolato e dinamico sistema incentrato su due istituzioni comunitarie, una a carattere strumentale e di supporto, l’altra a carattere esecutivo, che devono operare congiuntamente e sinergicamente:

  •    la B.E.L. la Borsa Europea Lavoro;
  •     il Fondo “Rise Up”.

STRUMENTI

Fase I- Screening

1)    La Borsa europea Lavoro:

Essa rappresenta in tale modello il fulcro del sistema: dal punto di vista strutturale dovrebbe essere delineata come un’istituzione comunitaria che fa da terminale alle varie agenzie del lavoro degli stati, dal C.O.L. italiano, il centro orientamento lavoro, al job guidance center britannico, al Centres d’Orientation au travail francese, al Centros d’Orientacion al trabajo spagnolo etc..ff

 

 

L’obiettivo è quello di raccogliere, analizzare, sintetizzare e catalogare i dati riguardanti il mercato del lavoro delle varie nazioni, acquisiti sia in forma diretta (conduzione di indagini mirate sul territorio e banche dati già in possesso), che indirettamente, offrendo un quadro sintetico e chiaro. Uno degli aspetti maggiormente innovativi del servizio de quo, è quindi quella di fornire uno screening analitico del mercato del lavoro comunitario, sia in termini di domanda che di offerta di lavoro. Da tale analisi quindi si formerà una banca dati che verrà ordinata in una “borsa lavoro europea” con una serie di indicatori che evidenzieranno:

  • i lavori e le competenze maggiormente richieste;
  •   i profili più ricercati e carenti sul mercato;

  •  le forze lavoro in eccedenza od espulse,

    che necessitano di riqualificazione e di reinserimento;

    
    
  •   i settori industriali in crisi.index

 

                                 AZIONI

Da tale monitoraggio quindi potranno prendere corpo due ordini di azioni, singolarmente e/o congiuntamente, con il supporto finanziario del Fondo “rise up”:

 

  •     la riqualificazione professionale mediante voucher formativi o mediante corsi e/o programmi di formazione dei lavoratori inoccupati o “esodati”;

 

  •     la riconversione o ristrutturazione delle imprese in difficoltà ( es. Caso Ilva di Taranto, Miniere del Sulcis Italia) oppure il sostegno finanziario alle pmi per lo start up nei settori emergenti.

Project manager  p.Avv. Valentino Cerrone

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