ESSERE O AVERE? ..CORRERE!

gennaio 7, 2014


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In questa epoca storica caotica, magmatica, spesso al limite della schizzofrenia collettiva, ogni uomo è sempre più sollecitato e diviso tra l’eterno dilemma frommiano se è meglio “essere”, con tutti i propri pregi,difetti e limiti, o se è preferibile “avere”, una posizione sociale, una quantità di beni o ricchezze.

Tra le due scelte, io prediligo sicuramente la prima, ma spesso adotto anche una terza via …correre!

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Correre non solo come gesto atletico e fisico, producendo endorfine e stirando i muscoli al limite. Correre come filosofia di vita e metodo di azione nel quotidiano, spostando sempre più in là l’asticella nella vita lavorativa e sociale, migliorandosi sempre nei propri limiti caratteriali; correre anche come via di fuga da una realtà grigia che spesso ci opprime e ci imprigiona nelle sabbie mobili del pessimismo e immobilismo verso le colorate mete della nostra fantasia, quindi anche sognare.

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Lasciarsi i problemi alle spalle e guardare sempre avanti, fermarsi e ripartire, come in una seduta di fartlek! Non solo su un tartan o su una strada, anche nella vita, cercare e ricomporre equilibri sempre più labili e mobili nella modernità in cui tutto è liquido e veloce.

Un nuovo anno è alle porte, sfide difficili ci attendono, siamo pronti ad affrontarle?!

we are runners..lets go for the future!!

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“Il nostro carattere è come un diamante, è una pietra durissima ma ha un punto di rottura”.
Pietro Mennea

La vita, il suo fluire può essere paragonato ad una pista di atletica, nella quale l’uomo parte, guarda in avanti inseguendo un obiettivo, con tenacia, dando tutto se stesso per raggiungerlo, per poi andarsene dopo aver varcato quella linea. Così ha fatto anche un grandissimo personaggio, osannato ed amato, dentro e anche fuori le piste, che ho avuto l’onore di ascoltare in una conferenza di presentazione di una gara podistica (Corri sotto le stelle) alla quale l’abbiamo invitato: Pietro Mennea.
Sulla vita sportiva sulla “freccia del sud” come è stato ribattezzato, c’è poco da aggiungere, ma molto da ricordare per quanto riguarda quello che ha trasmesso. Il suo non è solo un lascito di ricordi e grandi imprese, ma una miniera di piccoli aneddoti e suggerimenti per quelle giovani generazioni che sono smarrite in un mondo nel quale i valori, anche e soprattutto quelli sportivi sono calpestati e barattati; ma è al contempo anche un esempio di vita anche per quei tanti dirigenti, allenatori, preparatori, che spesso dimenticano che per essere grandi bisogna essere umili, che non con soli allenamenti si costruisce un grande atleta. A riprova di ciò il grande velocista disse “Il nostro carattere è come un diamante, è una pietra durissima ma ha un punto di rottura”.
Nella vita quotidiana quindi come nell’atletica siamo sempre di fronte ad una sfida, nella quale siamo consci dei nostri limiti delle nostre debolezze, e solo con “l’allenamento” e con la passione che possiamo preservare la purezza e fortificare la nostra corazza.

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Ma un altro grande lascito è cristallizzato in questa frase:“Ho vinto tanto da atleta, ma non si può vivere di ricordi. Ogni giorno bisogna reinventarsi, avere progetti ed ambizioni. Perciò, quotidianamente ho tante idee e sogni che voglio realizzare”.
La vita è straordinariamente bella, un diamante grezzo che diventa capolavoro solo se siamo capaci di intagliare, con dedizione gli angoli e le asperità presenti. Anche nella corsa a cui ci dedichiamo, chi da atleti chi da amatori, secondo le parole di Pietro, sono necessarie molle, stimoli, che ci portino ad andare oltre, anche i risultati!
Non so se da lassù ci starai guardando, non sappiamo se continuerai anche da lì ad andare veloce: sei andato anche nell’ultima curva troppo veloce, ci hai lasciato troppo presto e già ci manchi tanto..

Valentino Cerrone


Sora, Italia, centro sportivo “Giuseppe Panico” ORE 11:30

Il venerdì, il giro di boa della settimana, il meritato riposo lavorativo per chi ce l’ha fortunatamente, il momento in cui ognuno di noi si lascia momentaneamente alle spalle il fardello di preoccupazioni quotidiane e di faccende più o meno importanti per godersi un po’ di pace in questo mondo sempre più caotico e anarcoide.

Mi incammino verso gli spogliatoi appena ultimati, che nel pomeriggio e di sera fino a tardi sono sempre aperti ed utilizzati da tutte o quasi le società sportive, e noto con amarezza che sono chiusi. Contemporaneamente, come documenta la foto, un ragazzo arriva, parcheggia la sua bici, entra nella struttura adibita al basket, si chiude comodamente dentro con una mandata di chiavi si allena. Una prima domanda mi sorge spontanea, perché alcuni utilizzano pienamente le strutture come fossero proprie e gli altri no? Con l’avallo di chi?
Io ed altri figli di un “Dio minore” CERCHIAMO SE è POSSIBILE cambiarsi nei box, essendo cittadini di questa città, contribuenti di questo comune,..ecco cosa abbiamo trovato! Sono passati ormai più di 9 MESI dai vari comunicati denuncia. In nove mesi notiamo che le strutture pubbliche non sono di tutti, sono accessibili ad uso e consumo di pochi fortunati ed “eletti”.
Non sono bastati questi comunicati: http://www.sora24.it/sora-runners-club-lasciate-ogni-speranza-voi-chentrate-cronaca-tragicomica-di-un-podista-martedi-21-agosto-ore-830-stadio-panico-40230.html;
http://www.sora24.it/lasciate-ogni-speranza-voi-chentrate-parte-ii-cronaca-surreale-dei-podisti-sorani-24-agosto-ore-830-40525.html.
Non sono bastate le domande precise a cui non si è avuta risposta nei FATTI. Se non ci volete, ditecelo chiaramente, ma non prendeteci per i fondelli, traslochiamo in altri comuni limitrofi. Per il bene della città, chi è responsabile, se non è capace o non vuole ovviare ad una banale gestione ordinaria faccia un passo indietro…

La dirigenza del Sora Runners club
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Il venerdì, il giro di boa della settimana, il meritato riposo lavorativo per chi ce l’ha fortunatamente, il momento in cui ognuno di noi si lascia momentaneamente alle spalle il fardello di preoccupazioni quotidiane e di faccende più o meno importanti per godersi un po’ di pace in questo mondo sempre più caotico e anarcoide. Questo il pensiero dopo la sveglia, mentre ascoltando la radio, già pregustavo lo “spacco” dagli impegni per potermi allenare.

Ma la sorpresa/incubo era dietro la porta!

Ore 11:30 Centro sportivo Giuseppe Panico (ex trecce), mi avvio verso il famoso box delle “meraviglie”, ovvero quella porzione di container adibito ormai da tempo a spogliatoio per potermi cambiare, e la prima sorpresa si staglia come un abbaglio ai miei occhi increduli: la porta è priva del vetro, quindi chiunque potrà per sua sfortuna vedermi ignudo! Già il cuore palpita per la preoccupazione, varco la porta e…l’apocalisse!! Il pavimento è un acquitrinio misto di fango e capelli e peli di vario genere, l’odore rasenta il tanfo, vicino i bagni si scorgono udite bene residui di escrementi!! Risultato, mi sono cambiato a cielo aperto.

Non si tratta della trama di un film, un horror indipendente e a basso costo come quello diretto da Tobe Hooper , ma dello scempio, che dopo ben due comunicati ancora permane. Ripropongo le domande formulate che ancora oggi non vedono risposte concrete:

  • Forse le tasse pagate dai contribuenti che praticano atletica hanno minor valore rispetto a quelle degli sport più popolari?

  • Perché dobbiamo essere discriminati in maniera così netta ed irragionevole, se oltre a vederci negato un box per cambiarci (il secondo era chiuso) anche la normale pulizia ed igiene ci sono precluse?

  • Quale “buona causa” o “interesse superiore” giustificano tutto ciò?

  • Quali le cause remote di tanta Negligenza, imperizia, indifferenza, nei nostri confronti?

  •  

Aggiungo inoltre una riflessione: ma davvero l’igiene che costituisce uno dei pilastri del diritto alla salute di rango costituzionale consacrato nell’art. 32 non desta scandalo e preoccupazione in chi amministra??

Inoltre, com’è possibile che le autorità sanitarie locali non si curino MAI di venire a controllare con un semplice tampone il grado di igiene e certificarne l’agibilità?

L’igiene non è solo un diritto dell’individuo e della collettività, ma soprattutto un dovere morale e un obbligo giuridico che i pubblici poteri DEVONO garantire.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

La Dirigenza del Sora Runners Club.


Cronaca tragicomica di un podista-Martedì 21 agosto ore 8:30 centro sportivo Giuseppe Panico
….Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente…

Come spesso accade a molti frequentatori e atleti che quotidianamente si allenano presso il complesso sportivo Giuseppe Panico(ex Trecce), dopo l’attesa per l’apertura dei box, nell’affacciarmi allo spogliatoio questo spezzone di Dante è riecheggiato con veemenza e rabbia ancora una volta nella mia mente.

Purtroppo stamane come da più di un mese a questa parte abbiamo costatato ancora lo stato di abbandono totale e il degrado in cui versa la struttura: spogliatoi che dopo essere stati aperti per un mese giorno e notte(!!!??), improvvisamente erano chiusi alle 8:30 orario di apertura, acqua oltre la normale tollerabilità del freddo, spogliatoi da pulire, insomma anarchia totale!!

Non è bastato lo sgradevole e imbarazzante episodio di qualche anno fa che ha visto vittima un campione inglese di salto in lungo, il quale nell’imminenza delle sue nozze ad Arpino e nella necessità di allenarsi per le Olimpiadi di Pechino, si vide costretto a scavalcare i cancelli per utilizzare la di struttura sportiva; nemmeno il gesto necessitato compiuto dal Sora Runners Club qualche mese addietro, di risistemare la sbarra delle siepi a terra da più di sei mesi ha risvegliato un minimo di sensibilità da parte di chi dovrebbe monitorare costantemente e provvedere almeno mensilmente al mantenimento delle strutture; è svanita nel vuoto anche la proposta sempre della stessa associazione anni or sono di autogestirsi un box o uno spazio del complesso Panico, caricandosi anche economicamente la relativa pulizia e connesso mantenimento; di recente, nemmeno il grido di dolore di un ragazzino dell’atletica Sora, ha avuto l’effetto di smuovere qualche coscienza: insomma non sono mai state nel corso degli anni accolte le più semplice proposte  avanzate da chi quegli spazi li vive con quotidianità e con rispetto, in confronto invece ad altri utilizzatori spesso privilegiati e poco rispettosi di essi.

Ci sentiamo come chi pratica altri sport ( meno popolari) figli di un Dio minore, con prospettive ancor più cupe. Mancano le più basilari conoscenze delle esigenze di chi pratica sport, manca qualunque programmazione a lungo termine, spesso manca anche qualcuno che recepisca le istanze ma che soprattutto le traduca in fatti concreti. Non bastano eventi pur di ampio respiro a carattere sportivo a lenire il dolore di sentirsi e vedersi l’ultima ruota traballante di un carro che deraglia sempre più.

Non vorrei un giorno che fossimo costretti o ad a emigrare verso altre città per praticare attività sportiva, o nella peggiore delle ipotesi a dover rinunciare a essa. Non chiediamo certo il “Paradiso”, né gli standards di Rieti o Formia.

 Solo buon senso.

La dirigenza del Sora Runners Club

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