occupygeziparkDopo mesi di proteste e duri scontri, si riaccendono i riflettori sulle ragioni, SPESSO sopite dai media, altre volte strumentalizzate, che hanno spinto i ragazzi turchi a scendere in strada per difendere un simbolo, il “gezi parki”, su cui si doveva abbattere una speculazione insensata e dannosa.

Non sarà sfuggito a molti attenti osservatori che in quei mesi, era in atto non solo uno scontro di vedute fra favorevoli e contrari al progetto, e quindi tra popolazione e governo, ma sopratutto fra due visioni e modi di intendere ed interpretare anche il potere e il suo esercizio.

Da una parte infatti c’era e tuttora c’è il premier turco Erdogan, vero giano bifronte della politica orientale: aperto e progressista nelle manifestazioni pubbliche di intenti, quando si tratta di presiedere i consessi europei ed internazionali, avvezzo invece a pratiche autocratiche, spesso al limite della repressione e altresì a gestioni clientelari, come lo scandalo che scuote il suo governo oggi ci testimonia ineviquivocabimente, quando in ballo c’è l’amministrazione interna.

Dall’altro lato della “barricata” invece c’era e c’è ancora la generazione di gezi parki, quella che vuole e combatte per uno Stato laico, quanto a forma di governo, che intende quindi il potere come cura di interessi generali, pretendendo quindi un confronto attivo e costante quando le decisioni hanno rilievo e ripercussioni sulla generalità dei cittadini.

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Del rapporto fra governanti e governati si annovera una narrativa e bibliografia sconfinata, particolareggiata, ma  in questa occasione è il mutamento del registro di comunicazione  così significativo e potente a rubare la scena.

L’immagine della ragazza in vestito rosso nel ben mezzo degli scontri che ha fatto il giro del mondo, testimonia in maniera perfetta e scultorea meglio di qualunque saggio o resoconto giornalistico, la plasticità di una situazione sociale, ovvero il contrasto fra due generazioni, la conseguente frattura, forse non rimediabile, fra il potere come cura di interessi generali e la sua metamorfosi come instrumentum regni!

Quando il set di strumenti legislativi e quindi un ordinamento intero viene snaturato e piegato ad interessi di parte e/o particolari, viene meno lo Stato e quel contratto sociale di Rousseau, nel quale si cristallizzava un accordo teso a bilanciare e garantire la pace sociale.

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Il rosso delle vesti della ragazza sembra quasi uscire prepotentemente dalla cornice di desolazione e confusione che riempie la foto; il contrasto tra il bello e gradevole, ovvero l’innocente bellezza e la travolgente semplicità della manifestante, la inutile forza e insensata repressione incarnata dall’agente che con idrante respinge gli oppositori, testimoniano in maniera inequivocabile come il contratto sociale, la cessione di sovranità a fin di buon governo, stia sempre più sbiadendo.

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“La bellezza salverà il mondo” affermava speranzosamente il principe Miskin nell’idiota di Dostoevskij!  Forse, ma sarà prima necessario recuperare il senso e il significato del bello in ogni ambito…

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Molti mesi fa, nell’imminenza delle elezioni Comunali frusinati, il candidato a Sindaco, Avvocato Nicola Ottaviani aveva più volte pubblicamente affermato di voler riportare legalità e trasparenza ad una amministrazione sconquassata da opacità, dissidi, e polemiche a non finire. «Neanche a Corleone succedono queste cose” – tuonò l’allora candidato a sindaco Nicola Ottaviani in merito al concorso per istruttore direttivo al COL- “si riparlerà dopo il voto, una volta insediata la nuova amministrazione», Peccato che il finale sia andato oltre ogni limite di immaginazione assumendo i caratteri di un grottesco reality.

 

Nel contempo, eletto Sindaco, si è svolto il concorso temporaneamente sospeso in campagna elettorale, e molti di quei giovani partecipanti che speravano in un clima migliore, si sono trovati a recitare la parte di comparse di un film tragicomico già scritto, per le modalità con cui si è svolto e per l’esito finale.

 

Ma l’amarezza non terminò con la conclusione del concorso: il Sindaco, in un primo momento si erse a paladino della trasparenza, in quanto su sollecitazione di ben cinque candidati che formalmente misero in luce nero su bianco le presunte irregolarità, prese l’impegno di avviare un’indagine interna, paventando la possibilità di annullamento in quanto invalido e senza copertura finanziaria. Intanto, spirarono i giorni, i mesi, e come la sibilla cumana, oscillante fra “il forse che si –forse che no”, mentre esplodeva il problema dedito pubblico frusinate, nel ben mezzo del dibattito in merito alla spending review, non fece nulla per dare risposte concrete.

 

O meglio, formalmente non fece nulla, perché mentre i ragazzi ogni giorno guardavano l’albo pretorio per avere delucidazioni, sostanzialmente, in spregio al concorso bandito che prevedeva l’assunzione “a tempo indeterminato”, decideva di convertirlo “a tempo determinato”, con l’aggravante che di tale delibera non si è rinvenuta traccia fino a quando deliberata la conversione, con un accesso agli atti un candidato insospettito ha fatto emergere la “mancanza” sull’albo pretorio di tale delibera, con conseguente impossibilita di ricorso per i partecipanti.

 

Ma il funambolismo del primo cittadino è degno di una commedia di Plauto, e  così dopo la conversione si ritorna al principio di realtà amministrativa: invero, con la recentissima delibera di Giunta n° 146 dell’8 aprile ha provveduto a rideterminare la pianta organica per sovrannumero dei dipendenti, in stridente contrasto però con quanto deliberato con la conversione, e soprattutto con quanto affermato sul quotidiano “il messaggero”di voler accedere al fondo salva comuni per l’esigenza di spalmare il debito dell’ente in 10 anni.

 

In questa vicenda il primo cittadino, come in una commedia di Plauto ha cambiato più volte maschera, da garante della legalità, a indecisa sibilla cumana, per terminare con la gattopardiana ed italica figura di “homo novus” che cambia tutto affinchè nulla cambi. Peccato che le conseguenze di questa vicenda siano: un aggravio ulteriore di spesa per l’ente, un concorso farsa, uno schiaffo alla trasparenza amministrativa e alle speranze dei giovani partecipanti al concorso.

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“Il nostro carattere è come un diamante, è una pietra durissima ma ha un punto di rottura”.
Pietro Mennea

La vita, il suo fluire può essere paragonato ad una pista di atletica, nella quale l’uomo parte, guarda in avanti inseguendo un obiettivo, con tenacia, dando tutto se stesso per raggiungerlo, per poi andarsene dopo aver varcato quella linea. Così ha fatto anche un grandissimo personaggio, osannato ed amato, dentro e anche fuori le piste, che ho avuto l’onore di ascoltare in una conferenza di presentazione di una gara podistica (Corri sotto le stelle) alla quale l’abbiamo invitato: Pietro Mennea.
Sulla vita sportiva sulla “freccia del sud” come è stato ribattezzato, c’è poco da aggiungere, ma molto da ricordare per quanto riguarda quello che ha trasmesso. Il suo non è solo un lascito di ricordi e grandi imprese, ma una miniera di piccoli aneddoti e suggerimenti per quelle giovani generazioni che sono smarrite in un mondo nel quale i valori, anche e soprattutto quelli sportivi sono calpestati e barattati; ma è al contempo anche un esempio di vita anche per quei tanti dirigenti, allenatori, preparatori, che spesso dimenticano che per essere grandi bisogna essere umili, che non con soli allenamenti si costruisce un grande atleta. A riprova di ciò il grande velocista disse “Il nostro carattere è come un diamante, è una pietra durissima ma ha un punto di rottura”.
Nella vita quotidiana quindi come nell’atletica siamo sempre di fronte ad una sfida, nella quale siamo consci dei nostri limiti delle nostre debolezze, e solo con “l’allenamento” e con la passione che possiamo preservare la purezza e fortificare la nostra corazza.

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Ma un altro grande lascito è cristallizzato in questa frase:“Ho vinto tanto da atleta, ma non si può vivere di ricordi. Ogni giorno bisogna reinventarsi, avere progetti ed ambizioni. Perciò, quotidianamente ho tante idee e sogni che voglio realizzare”.
La vita è straordinariamente bella, un diamante grezzo che diventa capolavoro solo se siamo capaci di intagliare, con dedizione gli angoli e le asperità presenti. Anche nella corsa a cui ci dedichiamo, chi da atleti chi da amatori, secondo le parole di Pietro, sono necessarie molle, stimoli, che ci portino ad andare oltre, anche i risultati!
Non so se da lassù ci starai guardando, non sappiamo se continuerai anche da lì ad andare veloce: sei andato anche nell’ultima curva troppo veloce, ci hai lasciato troppo presto e già ci manchi tanto..

Valentino Cerrone


UNO STRALCIO DEL MIO PROGETTO DI RICERCA CHE HA CONCORSO PER L’ “EUROPEAN SOCIAL COMPETITION”

DELLA COMMISSIONE EUROPEA

INTITOLATO A DIOGO VASCONCELOS.

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RATIO DEL MODELLO

La difficoltà non sta nel credere nelle nuove idee, ma nel fuggire da quelle vecchie” – John Maynard Keynes

Introduzione

Il sistema capitalistico moderno, nel suo modulo organizzativo più affermato, quello dell’economia di mercato, si caratterizza per la compresenza di due criticità tra loro strettamente interconnesse e complementari: da un lato la intrinseca instabilità del sistema economico che alterna periodi di espansione e benessere con fasi di acuta contrazione; dall’altro le conseguenze oggettive-sociali delle endemiche e cicliche crisi, elevati tassi di disoccupazione nonché fallimenti e chiusure di imprese.

In questo panorama, come per la grande crisi del 29’, il problema non è solamente di carattere economico-finanziario, quindi contingente: invero, non solo bisogna fronteggiare la fisiologica distruzione di ricchezza che tale fenomeno genera, ma altresì le pesanti ed onerose ripercussioni di ordine sociale che comunque rappresentano anche un costo per gli stati ed i cittadini.

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                                CRITICITA’

In tale contesto, fluido, magmatico ed in continua evoluzione, i nodi cruciali del mercato del lavoro, italiano ed europeo da affrontare sono:

  •     l’evoluzione sempre più rapida dei processi produttivi;

  •      le sfide delle nuove economie emergenti;

  •     il mancato incrocio di competenze professionali

Invece, le criticità attuali del settore industriale europeo possono essere elencatene così:

  •     la mancanza di competitività;
  •      il ritardo nell’innovazione tecnologica;
  •      la capacità di ristrutturarsi e riconvertirsi in tempi rapidi per stare sul mercato.

 

                         GUIDE LINES

Per quanto concerne il Lavoro, nella “learning society” si rendono sempre più urgenti strumenti e moduli di aggiornamento e continui upgrade che permettano a migliaia di lavoratori spesso nel limbo della disoccupazione strutturale di rendersi e/o rimanere appetibili per il mercato del lavoro e di diventarlo nuovamente.

Discorso analogo con identica ratio vale per il tessuto industriale spesso incapace o poco incline a rinnovarsi e ad essere competitivo, a causa anche delle influenze di un paternalismo statale a carattere assistenzialista dei decenni precedenti; ne consegue che si scaricano così troppo frettolosamente sulle finanze pubbliche e quindi sulla società i ritardi e/o errori, nella mancanza anche di canali di finanziamento o di supporto logistico adeguati che invece permettano di invertire la tendenza e di recuperare gap di competitività.

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Obiettivo

Ci proponiamo pertanto di porre rimedio alle disfunzioni sistemiche dell’economia di mercato europea nonché alle carenze di risposta a livello legislativo mediante l’elaborazione di un articolato e dinamico sistema incentrato su due istituzioni comunitarie, una a carattere strumentale e di supporto, l’altra a carattere esecutivo, che devono operare congiuntamente e sinergicamente:

  •    la B.E.L. la Borsa Europea Lavoro;
  •     il Fondo “Rise Up”.

STRUMENTI

Fase I- Screening

1)    La Borsa europea Lavoro:

Essa rappresenta in tale modello il fulcro del sistema: dal punto di vista strutturale dovrebbe essere delineata come un’istituzione comunitaria che fa da terminale alle varie agenzie del lavoro degli stati, dal C.O.L. italiano, il centro orientamento lavoro, al job guidance center britannico, al Centres d’Orientation au travail francese, al Centros d’Orientacion al trabajo spagnolo etc..ff

 

 

L’obiettivo è quello di raccogliere, analizzare, sintetizzare e catalogare i dati riguardanti il mercato del lavoro delle varie nazioni, acquisiti sia in forma diretta (conduzione di indagini mirate sul territorio e banche dati già in possesso), che indirettamente, offrendo un quadro sintetico e chiaro. Uno degli aspetti maggiormente innovativi del servizio de quo, è quindi quella di fornire uno screening analitico del mercato del lavoro comunitario, sia in termini di domanda che di offerta di lavoro. Da tale analisi quindi si formerà una banca dati che verrà ordinata in una “borsa lavoro europea” con una serie di indicatori che evidenzieranno:

  • i lavori e le competenze maggiormente richieste;
  •   i profili più ricercati e carenti sul mercato;

  •  le forze lavoro in eccedenza od espulse,

    che necessitano di riqualificazione e di reinserimento;

    
    
  •   i settori industriali in crisi.index

 

                                 AZIONI

Da tale monitoraggio quindi potranno prendere corpo due ordini di azioni, singolarmente e/o congiuntamente, con il supporto finanziario del Fondo “rise up”:

 

  •     la riqualificazione professionale mediante voucher formativi o mediante corsi e/o programmi di formazione dei lavoratori inoccupati o “esodati”;

 

  •     la riconversione o ristrutturazione delle imprese in difficoltà ( es. Caso Ilva di Taranto, Miniere del Sulcis Italia) oppure il sostegno finanziario alle pmi per lo start up nei settori emergenti.

Project manager  p.Avv. Valentino Cerrone


Recensione ad un racconto social fantasy di un mio caro amico disponibile su Amazon.it, intitolato “Call Center”.

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Call center non è solo come potrebbe apparire da una prima lettura un mirabile ed impegnato affresco sulla difficoltosa e nebulosa realtà del lavoro para-subordinato, ma  anche e soprattutto un viaggio “esperienziale” nelle zone d’ombra e meno focalizzate del nostro sistema economico –produttivo, che ne mette a nudo tutte le insidie, gli ingranaggi perversi, e le terrificanti scorie sociali.

L’autore di tale saggio, coniugando leggerezza narrativa ed impegno sociale,  tra spezzoni di poesia, incipit filosofici e richiami musicali di Gaber e Battiato, come un Dante Alighieri nella Divina Commedia, mediante un viaggio “esperenziale” fa emergere con abilità, senza mai essere prolisso, e banale, mai rischiando di scivolare nella retorica, un concetto ed un fenomeno poco studiato dai grandi media contemporanei: il non luogo di Marc Augè.

Si colgono altresì tratti orwelliani di “1984 e dalla fattoria degli animali” quando mette in luce che il lavoratore va “educato… il comportamento non può tendere alla neutralità o alla riflessione (dannosa in ambito produttivo), bensì a un energico entusiasmo decerebrante capace di far ottenere al lavoratore il tanto agognato premio finale.

Ebbene proprio l’apertura di tale viaggio inizia con un richiamo forte che descrive il binomio micidiale di spersonalizzazione e concreto bisogno che spinge il lavoratore para-subordinato a sottomettersi non solo fisicamente “Conosco bene le misure del mio spazio lavorativo: mi fermo un millimetro prima di strappare via il jack” ma soprattutto interiormente “ritorno fedele con le braccia sul tavolo del box dove mi aspettano i pieghevoli che illustrano le caratteristiche patinate dei meravigliosi prodotti da vendere e il decalogo delle cose da dire o da non dire pensati dall’intellighenzia aziendale.

Ma non solo alle distorsioni della realtà lavorativa si ferma la denuncia: infatti, percorrendo le stanze del non luogo, del call center, dal suo box n°103, il protagonista mette a nudo le fragilità e le contraddizioni di un finto benessere che poggia su basi di argilla quando afferma “Il sottobosco lavorativo offre una vastissima gamma di occupazioni surreali e facilmente sostituibili..l’assoluta mancanza di diritti e la facile reperibilità di cosiddette ‘risorse umane usa e getta’ rappresentano l’autentico propellente di quelle aziende che affidano la propria sopravvivenza a una delle carte vincenti della moderna economia: la precarietà del lavoratore.

Ma è proprio quando si ha l’impressione che la sfiducia e la solitudine esistenziale rappresentino necessari ed insormontabili ostacoli Siamo moscerini schiacciati sul parabrezza di un’economia veloce,” – penso in maniera disincantata – “e che nessuno mai rimpiangerà.”  che comincia la lenta risalita e la presa di coscienza. 

Da una forte disvelamento del proprio non essereè il lavoratore che, sopprimendo ogni forma di velleità individualista, deve sincronizzare la propria esistenza interiore e fisica con i tempi della Produzione…l’individuo è morto, il lavoratore trova la chiave di volta e la via d’uscita al suo disagio ed alla sua condanna.

Analizzando così i suoi“corsivi mentali” coglie quale sia il vero ed efficace strumento di difesa contro i“kapo imprenditoriali,…che attuano una costante azione di disturbo psicologico nei confronti di noi, piccoli ingranaggi in bilico tra il bisogno materiale e la mancanza di un sogno. Credono, così facendo, di spronarci, di aizzarci contro i consumatori indecisi e di renderci produttivi”.

Alla cieca devozione ai dogmi di un capitalismo freddo e malato si sostituisce la naturalezza e la spontaneità dell’essere umano troppo spesso sacrificate alle logiche del profitto, restituendo dignità e ragion d’essere all’errore “l’errore è la pausa dalla regola, la distrazione dal Piano, è l’aberrazione che sfida la Noia, è la fuga dello Spirito dall’impegno del Materialismo, è il fiore che spacca l’asfalto, è le “Tredici variazioni sul tema” di Jill Sprecher… È la

vita.

La liberazione dalle catene è quasi completa, il lavoratore a questo punto spacca volutamente e consapevolmente, e con lucidità le certezze e le falsità costruite ad hoc da un sistema egoista ed autoreferenziale, l’energia per la vera produttività non proviene dall’esterno, non può essere imposta, trasmessa per osmosi con micropompe terrorizzanti e lubrificate da minacce occupazionali”culminando quindi con un gesto che racchiude tutta la riflessione maturata“La filosofia del rematore di galea non attecchisce più sul mio cervello frustato e incatenato. Lo schiavo numero 103 abbandona i remi”.

Sembrerebbero risuonare in tale immagine echi del “l’elogio della fuga” di Henri Laborit, “quando non può lottare contro il vento e contro il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il suo mare in poppa e un minimo di tela…”, ma non solo di fuga si ragiona.

Analizzando però le strutture del sistema con nettezza si fa emergere la contraddizione intrinseca e più drammatica del fenomeno: Il ‘mostro’ è la stupefacente rappresentazione materiale, terribile, esteriorizzata e a volte profetizzata, della superbia umana. Si ha paura del mostro e si combatte il mostro, ma in realtà abbiamo paura della nostra mostruosità e combattiamo i nostri errori”.

L’epilogo,  rappresentato dalla decisione  del protagonista di incendiare il luogo del non lavoro, con il suo carico di liberazione e speranza, è un “Fahrenheit 451” rovesciato: invero in tale scenario il fuoco assurge a simbolo di purificazione ed evoluzione, necessario male per sbloccare momentaneamente uno degli innumerevoli nodi di una filosofia di vita che si impone a sistema organizzatorio della società.

Adesso il protagonista è libero di riprogrammare le coordinate della propria meta!

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