foto16-290x200La regione Lazio, nonchè il territorio del frusinate sono stati per anni il palco prediletto dalla classe politica locale   per un infinito libro dei sogni  ante campagna elettorale, e un continuo fuggi fuggi dalle proprie responsabilità di governo post esercizio ruoli amministrativi.

Dagli scandali più o meno noti, quali quelle delle cliniche private, con il contemporaneo blocco delle assunzioni pubbliche ed il ricorso ai privati per il personale sanitario, che hanno contribuito a far esplodere il debito sanitario; al recente scandalo della banda guidata dal tandem Fiorito-Abbruzzese che nella zona del sorano ha drenato voti per poi mettere in scena una delle pagine più grottesche della politica italiana post- tangentopoli; senza dimenticare a livello locale, una infinita e spesso poco focalizzata miriade di piccoli provvedimenti e decisioni, alternata a qualche briciola calata, ops elemosinata ed elargita dall’alto, e a qualche passerella elettorale, che hanno contribuito a depredare e depotenziare con effetti quasi irreversibili un comprensorio vasto, che va dalle Valle di Comino fino al sorano.

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Ora, dopo che con il beneplacito degli eletti, che per anni hanno foraggiato tali scellerate politiche, mercanteggiando carriere personali sicure e comode, in luogo del territorio, dopo che con il massiccio voto anche da parte dei sorani di personalità totalmente avulse per appartenenza geografica e propositi politici dalle peculiarità della zona, si palesa la necessità di invertire la tendenza e recuperare una rappresentatività forte e di interposizione a un disegno quasi occulto che vuole il territorio schiacciato dalla logica dei numeri, fantasmi si annidano nel dibattito pubblico.

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Non bisogna essere dei politologi per capire che un sorano forte elettoralmente e con un bagaglio amministrativo di esperienza, ben visto anche trasversalmente dalla società civile, avrebbe rappresentato e rappresenta un pericolo serio per gli “squilibri” costruiti con tanta tenacia per anni sulle spalle dei sorani.

E’ ovvio che ci sarebbero stati paletti e distinguo infiniti da parte dei maggiorenti dei partiti provinciali per stoppare una eventuale candidatura con tali requisiti e propositi, che mai come ora avrebbe raccolto consensi facilmente. Ed è per questo che ora che Roberto De Donatis sale in campo,  sotto le insegne degli amici del partito Socialista, si avverte questo pericolo come ancora più stringente e concreto.

Inizia, come era prevedibile, ad essere fomentata da chi teme di essere cancellato dal dibattito pubblico la “logica dello struzzo”, quella del  mettere la testa sotto terra per un residuale senso di vergogna e dell’affermare che tutti sono uguali, onde non distinguere chi ha appoggiato e sostenuto tali “notabili amministratori”, e chi a loro si è opposto con tutti i mezzi; purtroppo tale “peccato civico” non è il solo  male da combattere.

Il “metodo del risiko”, molto praticato nelle sedi  di partito del frusinate, come in passato registra la tendenza dei pezzi forti dell’establishment a mantenere tutto come era prima, con qualche maquillage nelle candidature, in un infinito risiko fatto di riposizionamenti, cadidature deboli a livello locale concesse-imposte, onde mantenere le rendite di posizione e la supremazia amministrativa del frusinate-cassinate invariata. Il tutto a scapito di un territorio, che è stanco di essere svuotato, che registra una forte deindustrializzazione, che vede perdere progressivamente i suoi pezzi migliori, caso Ospedale in primis.

Ora è il momento di riprendersi con forza la rappresentatitività della città e del comprensorio, inviando un messaggio forte e univoco. Alla prossima tornata elettorale il malato potrebbe essere in coma irreversibile o deceduto. Il territorio ridotto a periferica contrada della provincia, e i suoi cittadini a comprimari per i prossimi vent’anni.

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In questa fase storica caratterizzata dal fluire e defluire incessante di idee, concetti, visioni,  politiche, che si fondono, contaminano e spesso anche cancellano ed annullano tra di loro, in una interazione magmatica e non episodica, il campo che maggiormente soffre il gap strutturale nei confronti di tale fenomenologia è quello del diritto.

Invero, spesso articolazioni dell’ordinamento non solo nazionale ma anche europeo e sovranazionale scontano il ritardo ideologico e strutturale ad intercettare i cambiamenti e a tradurli e/o adattarli e renderli compatibili con il proprio impianto ordinamentale – normativo.

A  soffrire tale divario-ritardo è sopratutto il campo dei “diritti sociali”, ovvero quel gruppo di situazioni eterogenee che raggruppa sia veri e propri diritti, sia situazioni meramente raccomandate, emersi ed affermatesi con il consolidarsi della democrazia pluralistica: tali diritti hanno contribuito in maniera importante e sostanziale allo sviluppo e alla tutela della persona nella sua dimensione individuale e sociale.

Tali situazioni soggettive, inserite nelle carte costituzionali quali compiti per il legislatore ergo non immediatamente tutelabili, o come nella nostra carta costituzionale, quali precetti normativi immediatamente azionabili, nelle diverse declinazioni  hanno come tratto comune e distintivo dai diritti di libertà sic et simpliciter, l’esigenza di un  complesso ed articolato apparato organizzativo statale preposto al controllo e alla tutela degli stessi, nonchè alla loro concreta attuazione.
In quasi tutte le nazioni occidentali però si registra una contrazione non solo di protezione a livello legislativo, ma contemporaneamente  anche una tendenza dei vari parlamenti a svuotare tramite paventate riforme le fondamenta procedurali di tali diritti.

Inoltre, la crisi economica, con conseguente necessità di tagliare le spese improduttive e di snellire la macchina burocratica, vede e registra troppo spesso tagli lineari alla spesa pubblica, che coinvolgono anche quelle articolazioni che tutelano i diritti sociali nelle loro sfaccettature più varie.


A questo punto ha ancora senso parlare di tutela dei diritti sociali? Hanno ancora ragione di esistere? Leggendo la storia con gli occhi del critico e con atteggiamento non dogmatico, sarà agevole riscontrare che proprio nelle fasi più acute di crisi economica, come la grande crisi degli anni 30′, che generò crisi di sovrapproduzione nel settore industriale e crisi di liquidità in quello bancario, è proprio con il grimaldello dei diritti sociali e con una legislazione di sostegno che si disegnò il new Deal quale strumento di contrasto del declino della società nel suo complesso.

ED ORA? COSA ACCADE IN EUROPA?

Purtroppo, il bel continente europeo sconta da un lato il ritardo della unificazione politico-amministrativa, dall’altro il riemergere degli egoismi nazionali e settoriali, con il risultato di una impasse che  rischia di trasformarsi in perpetue sabbie mobili, travolgendo IL VALORE solidarietà che rappresenta il più maturo punto di approdo post conflitto mondiale.

Non dimentichiamo la storia, una cultura dei diritti sociali che significa responsabilità individuali e collettive è necessaria proprio ora.
RISE UP EUROPA! RISE UP EROPEANS!


Mentre il pericolo spread sembra ormai quasi neutralizzato e il sistema Italia dirigersi verso migliori e più tranquilli porti, i cittadini-contribuenti cominciano lentamente a prendere coscienza della modifica sul piano contributivo predisposta quasi sottotraccia dal Governo Berlusconi-Bossi ( la cui concreta e compiuta operatività tuttavia vedrà la luce nel 2014) ma che purtroppo sarà applicata in via sperimentale già dal 2012 dal Governo Monti : l’IMU.

Nell’ottica del federalismo fiscale, nella sua forma più diretta, tale imposta doveva sostituire e razionalizzare:

  • la componente immobiliare dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali (dovute in relazione ai redditi fondiari relativi ai beni non locati);

  • l’imposta comunale sugli immobili, l’ICI;

Come però è noto, a causa del trascorrere della maggior parte del loro tempo sulla luna o in altre faccende poco istituzionali, la compagine guidata dall’ex governo Berlusconi, in un primo tempo e con effetti devastanti per i fragili bilanci comunali, ha sostenuto la sua disapplicazione per il possesso della prima casa(e delle relative pertinenze).
Improvvisamente, tornati dalla luna e dismesse le altre faccende affaccendate, costretti a dover “cedere lo passo” (l’armata Brancaleone, 1966 M.Monicelli, incontro fra i due Papi), il subentrante governo Monti si accorge però che non è possibile “strategicamente” aspettare il 2014, viste le drammatiche esigenze di nuove entrate (facili da imporre e da ottenere, non rispondendo nei confronti degli elettori) piuttosto che una riduzione consistente e mirata della spesa pubblica (formalmente condivisa ma nei fatti osteggiata dalle lobby e dalle varie corporazioni).
Quindi la stringente necessità di far cassa, anche in maniera rozza e confusionaria (come dallo stesso premier Monti è stata definita l’operazione), in luogo di una organica e graduale riforma fiscale, i già sfiancati contribuenti si trovano a “fare i conti” con l’IMU “sperimentale”, con modifiche varie in maniera poco chirurgica, includendo ovviamente il piatto più ricco, la tassazione della prima casa.
Ciò premesso, l’attività di opposizione di Patto Democratico per Sora di carattere costruttivo e mai strumentale alle azioni dell’attuale maggioranza, è stata ed è per tutti evidente. Oggi la rendiamo ancor più propositiva attraverso la richiesta al Sindaco di valutare tre possibili e fattibili azioni che hanno il pregio e la finalità di limitare ed attenuare gli effetti devastanti di una fortissima pressione fiscale, stimata al 45,6%, a tutela di tutta la cittadinanza ed in particolare delle fasce più disagiate che articoliamo analiticamente nelle seguenti proposte:

  • Tenuto conto che la nostra precedente amministrazione ha gestito il bilancio comunale in regime di esenzione totale ICI sulla prima casa, tenuto conto degli aumenti del moltiplicatore (160 anzichè 100 + rivalutazione del 5% delle rendite) creando una base imponibile molto alta, invitiamo il Sindaco e la maggioranza a non cadere nel gioco al rialzo attraverso l’utilizzo della forbice concessa per le abitazioni principali: proponiamo di riconoscere sull’aliquota del 4 per mille sulla prima casa la riduzione del 2 per mille attraverso politiche mirate di sostegno a famiglie più bisognose, per esempio in funzione del reddito, per numerosità, disoccupazione o altri casi di attenzione sociale;

  • Per tutti gli immobili che non sono abitazione principale (anche quelli produttivi e commerciali), la tassazione del 7,6 per 1000 con una forbice del 3 per mille a discrezione dell’ente Comunale, rappresenta il maggior rischio di salasso per i nostri concittadini (si potrebbe arrivare ad aliquota del 10,6 per 1000), proponiamo di inserire tutele, come per esempio potrebbe essere una riduzione mirata per le case locate a canone concordato, al contrario penalizzare quelle sfitte o di proprietà di banche e assicurazioni;

  • Le disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale prevedono anche un coinvolgimento diretto della casa Comunale nella lotta all’evasione attraverso l’invio all’agenzia delle Entrate di segnalazioni e informazioni utili all’accertamento di tributi o indizio di evasione fiscale, ricevendo in cambio il 100% delle imposte recuperate e delle sanzioni; sollecitiamo la sottoscrizione di un accordo con l’agenzia delle entrate che preveda come minimo il contrasto a fenomeni evasivi, con particolare riguardo all’economia sommersa e all’utilizzo del patrimonio immobiliare in evasione delle relative imposte, che preveda verifiche su soggetti che abbiano trasferito fittiziamente all’estero nei paesi black list la residenza, che preveda il controllo dei fabbricati locali, che preveda il controllo delle plusvalenza da cessioni di aree edificabili e fabbricati, al pari di accordi sottoscritti da altri grandi centri urbani.

Fatte queste considerazioni, ad un anno dall’insediamento è giunto il momento per questa amministrazione di fare delle “scelte politiche” vere in un momento così delicato e drammatico, dopo vari colpi di teatro e formali prese di posizione nell’assise comunale che celavano battibecchi o bilanciamenti di potere interno; nella natura del federalismo fiscale, ribadiamo la necessità di misure concrete con impatto diretto ed immediato sui cittadini.
E’ in tale direzione e per questi motivi che la nostra opposizione sarà infinitamente più presente ed altrettanto disponibile al confronto, se troveremo interlocutori liberi e capaci di pensare secondo giustizia ed equità sociale.

Il Gruppo di lavoro Area economico-giuridico di Patto Democratico per Sora: Dott. Mario Ottaviani – Dott. Valentino Cerrone

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