Un martedì di una routinaria settimana di quelle che già vorresti fosse sabato, pregno di preoccupazioni e ansie, ed ecco che ad un certo punto il telefono squilla: rispondo e dall’altro lato c’è uno degli “amici”, perchè dopo Catanzaro agli Stati generali del mezzogiorno così li sento;  mi propone di  RI-presentare la nostra idea per il paese per il barcamp speciale intitolato InNovacamp che si terrà a casa del Papa, nel cortile della Chiesa cattolica, nella prestigiosa Università lateranense, nella quale non si insegna come potrebbe pensarsi erroneamente solo teologia. Invero, da anni tale Università è uno degli embrionali think tank moderni, nel quale si fondono innovazione e tradizione, modernità e futuro, salvezza e dannazione.

E proprio salvezza o dannazione, l’aut aut che fa da sfondo a tale manifestazione: più che una minaccia un detonatore pronto ad essere utilizzato dai vari barcamper per dare una scossa, non solo alle coscienze sopite ed impaurite dalla crisi  ma anche all’establishment produttivo-finanziario e al sistema paese nel suo insieme.

Si parte! Dopo la Lectio Magistralis del sociologo Zygmunt Bauman, seguono i saluti di S. E. Mons. Enrico dal Covolo, Rettore della Pontificia Università Lateranense, gli interventi di Gianni Letta, Presidente della Fondazione Civitas Lateranensis, di Pier Luigi Celli, innovatore rettore LUISS nonchè Presidente Fondazione ItaliaCamp, di Fabrizio Sammarco, vulcanico e applauditissimo Presidente Associazione ItaliaCamp, ed Antonio Catricalà, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Seguiranno  poi in ordine i Ministri in pectore Elsa Fornero e Paola Severino a chiudere il cerchio degli interventi che hanno riempito di contenuti l’auditorium pieno oltre ogni ordine di posto.

L’adrenalina è già alle stelle! Come formiche si esce dalla sala soddisfatti e consapevoli di vivere e rappresentare un cambiamento epocale, i poteri forti, il sistema-paese che  da qualche tempo a questa parte ascolta i giovani, un rovesciamento oltre che di prospettive oserei dire generazionale. Seguiranno poi le sessioni per discutere con esponenti del mondo della cultura e del giornalismo i temi della crescita e sviluppo.

Dall’aula 200 – “San precario, quale patto tra le generazioni” per l’area impresa e lavoro; ambiente ed energia, aula 204, “Green generations, ricerca di nuove energie”; aula Pio IX, “Camp mentis, Tecnologia ed innovazione sociale”.

Ed infine, Aula Paolo VI, “Forward to, oltre lo spread: eurozona ed Europa politica”, nella quale, assieme al  brillante gruppo Abruzzese capitanato da Armado Luigi Di Giorgio, mi trovo (ci troviamo con le mie “collaboratrici”) a relazionare: arriva il mio turno, salgo sopra il leggìo e presento il nostro “Comunità interattive & spending review: l’empowerment nella finanza pubblica locale”.

In considerazione della tematica affrontata,  e bene ricordare che saranno valorizzate le migliori idee-proposte, mediante pubblicazione nel primo Rapporto sull’Innovazione Sociale, redatto dal Centro di Ricerca Internazionale per l’Innovazione Sociale “ItaliaCamp”.

La giornata è finita, il treno ci aspetta, si torna a casa come siamo arrivati, armati di sorriso e tante belle speranze.

 

 

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“Il pensiero è il motore dell’evoluzione e conoscere il punto di vista degli altri è fonte di arricchimento personale e professionale”. Questa la ratio e il criterio guida del PLACEMENT DI IDEE PER IL GOVERNO MONTI che ha iniziato il suo percorso con prima tappa a Roma il 26 marzo, presso la Sala stampa di Palazzo Chigi, con il patrocinio del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Prof. Antonio Catricalà.

Dando seguito a tale iniziativa il Professor Catricalà assieme a Gianni Letta hanno fortemente voluto ed incoraggiato il primo Centro di idee per lo sviluppo del Paese, Italiacamp, in collaborazione con 60 Università e centri di ricerca nazionali e internazionali.

Da quel giorno le numerose idee sono state intercettate e selezionate nel corso del concorso “La tua Idea per il Paese” per poi approdare sabato 30 giugno 2012, a Catanzaro in occasione degli Stati Generali del Mezzogiorno d’Europa.

In questo percorso ci inseriamo anche noi, tre giovani armati di “belle speranze”, con spirito giocoso ma con metodo critico e costruttivo, rispondendo alla chiamata e presentando la nostra idea di policy per il paese, -“Comunità interattive & spending review: l’empowerment nella finanza pubblica locale-consapevoli altresì che mai quanto ora fosse necessario provare a fare qualcosa per la nostra nazione.

E così con nostra sorpresa, veniamo selezionati e la nostra proposta è inserita tra le migliori progettualità delle regioni del Sud, del Centro e del Nord Italia.

Ora non ci rimane che prendere un bel respiro ed incrociare le dita sperando che il nostro progetto o le sue linee guida confluiscano in un’idea programma da sottoporre al Governo Monti.

Invertire la tendenza non si può..si deve!

 

Ideatore-coordinatore-Valentino Cerrone

Collaboratrici-Valentina Gallo

                          Debora Valletta


In questi ultimi decenni abbiamo assistito ad un fenomeno rivoluzionario ed inarrestabile, al quale ha contribuito in maniera determinate l’emersione e l’affermarsi del social networking, da facebook a twitter, che da un lato hanno nel bene e nel male riscritto la grammatica della politica, dall’altro, hanno ampliato le forme e le modalità di partecipazione. Questo fenomeno, per certi versi silenzioso ma sostanziale consiste in un ampliamento del ruolo di “cane da guardia della democrazia”, prima esclusivo appannaggio della stampa.

Ma ci sono solo lati positivi o anche ombre nel dilatarsi di questo ruolo? Un primo dato, senza ombra di smentite e che ogni qualvolta si incrementi la partecipazione verso il controllo della cosa pubblica, possiamo essere soddisfatti in quanto gli anticorpi democratici hanno funzionato. Ripercorrendo a ritroso il cammino l’inizio di questa voglia di controllo e partecipazione ha la sua forma embrionale nell’agorà greco, nella piazza, come luogo fisico e anche ideale, nel quale passioni e slanci si coniugavano con le problematiche e anche con le possibili soluzioni, in una interazione continua nella quale la trasparenza e la partecipazione erano la garanzia essenziale.

Era il confronto tra gli stessi cittadini a garantire un controllo, fatto di azioni e reazioni, capace di mantenere elevato il livello di attenzione. Ed è sempre nella piazza anche in epoca romana, con il meccanismo del plebiscito, seppur con le sue criticità strutturali, che si cristallizzava il momento decisionale ma anche politico di bilanciamento e controllo delle decisioni prese con legge in senso proprio. In seguito, tale modello ha subito un mutamento, stante l’impossibilità sotto la crescita della popolazione a garantire una partecipazione effettiva al processo decisionale, scindendo il demos, il popolo, la partecipazione, e il kratos, il potere di decidere, e quindi momento decisionale e il momento del controllo, il cui approdo sarebbe stato la nascita delle forme di governo, il cui paradigma  migliore è rappresentato dal modello parlamentare con l’affermarsi dei sistemi elettorali capaci di garantire quella reductio ad unum della collettività tramite il voto.

Orbene, in tale cornice un ruolo sempre maggiore è stato occupato dalla stampa, vero guardiano e strenue difensore degli assetti e dei diritti dei cittadini, divenendo uno dei fondamenti essenziali di una società sia dal punto di vista funzionale per le informazioni o le idee che è stata capace di veicolare, ma altresì proprio e specialmente per quella attitudine ad essere per sua natura sganciata dai meccanismi di decisione che le permettono di abbaiare forte e anche di mordere ogniqualvota ad essere minacciati sono fondamentali diritti della società.

Questo è il ruolo  imprescindibile che la stampa ha saputo svolgere, e che deve continuare a svolgere, in una società democratica, secondo una formula “cane da guardia” che è stata coniata ed utilizzata, con lessico anglosassone, dalla Corte europea dei diritti dell’uomo -CEDU- in svariate pronuce.

Ma tale ruolo, con le innovazioni tecnologiche non si è fossilizzato in uno schema rigido, anzi, ha assunto connotazioni e sfumature nuove, ampliando gli attori che contribuiscono a svolgere tale munus. Ne è una riprova l’attenzione per certi versi spasmodica riservata nelle tornate elettorali ai social network, nella loro veste di “influencer” dell’esito elettorale ma anche  di “guardiano”,  per la loro capacità di sbeffeggiare e rivelare le bugie e i trucchi spesso propinati ad hoc dalla classe politica. Apripista di questa stagione è stato fin dal 2003 Alastair Campbell, spin doctor del governo Blair, che intuì che a dettare le priorità dell’agenda politica non erano più la tradizionale carta stampata e le tv, e secondariamente che a decidere gli equilibri dell’esito elettorale e a RI-equilibrare e monitorare i comportamenti dei politici potesse contribuire in  buona misura anche il fenomeno dei Social Media.

Poi segui l’ascesa trionfale del Presidente degli USA Barack Obama, alla cui vittoria ha contribuito notevolmente il social faceebook, che però ora si vede bacchettato quasi per contrappasso, proprio dai suoi elettori vigili controllori e critici spietati delle sue decisioni. Se è vero che tale fenomeno a contribuito a implementare il “crowdsourcing”, ovvero la metodologia di collaborazione con la quale si coglie e stimola la collaborazione dalla rete, anche mediante nuove forme di controllo, ci si interroga però sulla qualità di tale controllo.

Non può nascondersi la circostanza che la volatilità e mutevolezza delle opinioni, il ciarliero twittare, la leggerezza e superficialità con i quali a volte si esprimono vere e proprie sentenze, il loro livore e la contraddittorietà logica delle argomentazioni, rendono il social networking una sorta di “nightclub anonimo e caotico”, come ci testimonia Gregor Poynton, direttore della web agency che ha ideato la campagna elettorale di Obama o peggio un’arena in cui sfiancare e demonizzare l’altro in virtù di un pretestuoso animus vigilandi.

Il ruolo di “cane da guardia della democrazia”, richiede non solo vivacità e vigore, ma anche e sopratutto equilibrio, trasparenza, e neutralità rispetto alle problematiche e ai valori che si devono difendere o sostenere.

Per queste ragioni è auspicabile che tale ruolo di vigile e rigido controllore non sia di esclusivo appannaggio nè della stampa nè dei social network, e che entrambi in un mutuo dialogo, riconoscimento e collaborazione snidino ed espungano quegli elementi di incertezza e confusione che toglierebbero credibilità al “sistema di controllo” nel suo insieme. Questo perchè c’è bisogno di un vero e proprio “sistema”, del quale sicuramente potranno fare parte i social network e la nuova ed emergente social politik.

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