Memorie dal sottobosco di un italiano…

dicembre 14, 2013


“El verdadero viaje de descubrimiento no consiste en buscar nuevos caminos sino en tener nuevos ojos…” Marcel Proust

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Molto spesso, complice una crisi economica drammatica e schizzofrenica, un tessuto sociale dilaniato da contraddizioni ed ingiustizie, i ragazzi della mia generazione e di quella che si sta formando, vedono nella possibilità di andare all’estero sic et simpliciter una via di fuga dal triste e tetro presente, foriera di possibilità e benessere materiale.  

Nella maggior parte dei casi è davvero così, si abbandona una nazione ormai diventata poltiglia sociale, preda di tribuni della plebe, complottisti e trasformisti di professione, con il groppo in gola e un peso sulla coscienza, di chi avrebbe voluto fare, ma non ha potuto.

Altre volte, invece, si registra un certo “snobbismo intelletuale”, a tratti trasversale, di chi non ha voglia di sporcarsi le mani nel ricostruire o tentare di ridare dignità alla Nazione che per secoli è stata la culla delle arti e del sapere, in virtù di un titolo di studio conseguito e quindi legittimante una presunta superiorità.  

Tra queste due categorie, per fortuna ce ne è una terza, di coloro che vedono nel varcare i confini italici non solo un’opportunità materiale di migliorare le proprie condizioni materiali e di dare sfogo al proprio talento.

Altresì, colgono nel viaggio un’opportunità, di scoperta interiore mediante il confronto con l’altro, che la comoda routine quotidiana, inconsciamente frena o attutisce.

Insomma uno scandaglio calato al fondo del nostro io,  per comprenderci veramente mediante l’evasione nel mondo dei sensi, come suggeriva Baudelaire, in quello incontaminato e puro dell’immaginazione, dove il reale si fonde e si amalgama con la fantasia.

Però, mentre per gli appartenenti alla seconda categoria, il viaggio spesso è utilizzato solo per marcare e definire tutto il disagio nel vivere a contatto con una società in cui non ci  si riconosce, nella quale si fa fatica a sentirsi parte, per i “viaggiatori” della categoria mediana o terza, la ricerca di un altrove, di un’altra “ITACA”, è la molla a migliorarsi, a demolire le proprie convinzioni per ricostruirle con una malta ancora più dura.  

Ogni ricerca quindi è si un’evasione, ma spostando in avanti la meta, alzando l’asticella come chi salta in alto in una competizione. “Cambiare”quindi, non semplicisticamente abitare una nuova città, “migliorare”, non semplicisticamente come si sente dagli “esiliati” guadagnando uno stipendio discreto. “AVERE NUOVI OCCHI” come affermava Proust, leggere le sfumature e i significati più reconditi, spesso nascosti, altre volte presenti ma non comprensibili a causa dei registri interpretativi a cui siamo assuefatti.

Avere relazioni con gli altri è un fattore oltre che naturale essenziale: l’uomo è per definizione “zoon politikòn”, un animale Politico, che fa dello scambio di visuali e di esperienze il sale della vita e della democrazia. Prendiamo per intenderci un esempio ricorrente tra i terapeuti e immaginiamo quindi per un momento, di essere davanti a un quadro mai visto prima.

Sarà naturale che la nostra percezione è dapprima solo intellettuale, posto che il quadro vuol dire qualcosa, ‘significa’, ma esso è anche ‘oscuro’ criptico.  

Può essere contemporaneamente significativo e non-significativo, impressivo e riflessivo; così, come davanti a un quadro, il vero “viaggiatore” si trova nella condizione di chi deve abbandonare le proprie conoscenze  condizionate dalle categorie per poter accogliere l’esperienza del nuovo! Concludendo, la conoscenza vera, genuina e utile, di se stessi e del mondo, richiede umiltà, abbandono e/o messa in discussione delle certezze, migliorandoci  sia dall’interno sia nei rapporti con gli altri.

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La vita di ognuno di noi è un “cammino” quando si ha ben chiara la meta , o anche un “pellegrinaggio”,  quando invece le circostanze ci impediscono di trovare un saldo approdo.

Per dirla alla Baunmann, un incessante divenire, nel quale gli equilibri si fanno e disfanno, dove la liquidità è il tratto distintivo e caratterizzante.

In queste fasi intermedie, si colloca il viaggio, percepito come strumento di conoscenza. Solo chi lo interpreterà come opportunità di conoscimento avrà nuovi occhi… altrimenti il rischio è di naufragare nelle proprie debolezze e cattive convinzioni..

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