CALL CENTER: METAFORA E METAMORFOSI DEL LAVORO PARA-SUBORDINATO!

marzo 9, 2013


Recensione ad un racconto social fantasy di un mio caro amico disponibile su Amazon.it, intitolato “Call Center”.

copertina-call-center

Call center non è solo come potrebbe apparire da una prima lettura un mirabile ed impegnato affresco sulla difficoltosa e nebulosa realtà del lavoro para-subordinato, ma  anche e soprattutto un viaggio “esperienziale” nelle zone d’ombra e meno focalizzate del nostro sistema economico –produttivo, che ne mette a nudo tutte le insidie, gli ingranaggi perversi, e le terrificanti scorie sociali.

L’autore di tale saggio, coniugando leggerezza narrativa ed impegno sociale,  tra spezzoni di poesia, incipit filosofici e richiami musicali di Gaber e Battiato, come un Dante Alighieri nella Divina Commedia, mediante un viaggio “esperenziale” fa emergere con abilità, senza mai essere prolisso, e banale, mai rischiando di scivolare nella retorica, un concetto ed un fenomeno poco studiato dai grandi media contemporanei: il non luogo di Marc Augè.

Si colgono altresì tratti orwelliani di “1984 e dalla fattoria degli animali” quando mette in luce che il lavoratore va “educato… il comportamento non può tendere alla neutralità o alla riflessione (dannosa in ambito produttivo), bensì a un energico entusiasmo decerebrante capace di far ottenere al lavoratore il tanto agognato premio finale.

Ebbene proprio l’apertura di tale viaggio inizia con un richiamo forte che descrive il binomio micidiale di spersonalizzazione e concreto bisogno che spinge il lavoratore para-subordinato a sottomettersi non solo fisicamente “Conosco bene le misure del mio spazio lavorativo: mi fermo un millimetro prima di strappare via il jack” ma soprattutto interiormente “ritorno fedele con le braccia sul tavolo del box dove mi aspettano i pieghevoli che illustrano le caratteristiche patinate dei meravigliosi prodotti da vendere e il decalogo delle cose da dire o da non dire pensati dall’intellighenzia aziendale.

Ma non solo alle distorsioni della realtà lavorativa si ferma la denuncia: infatti, percorrendo le stanze del non luogo, del call center, dal suo box n°103, il protagonista mette a nudo le fragilità e le contraddizioni di un finto benessere che poggia su basi di argilla quando afferma “Il sottobosco lavorativo offre una vastissima gamma di occupazioni surreali e facilmente sostituibili..l’assoluta mancanza di diritti e la facile reperibilità di cosiddette ‘risorse umane usa e getta’ rappresentano l’autentico propellente di quelle aziende che affidano la propria sopravvivenza a una delle carte vincenti della moderna economia: la precarietà del lavoratore.

Ma è proprio quando si ha l’impressione che la sfiducia e la solitudine esistenziale rappresentino necessari ed insormontabili ostacoli Siamo moscerini schiacciati sul parabrezza di un’economia veloce,” – penso in maniera disincantata – “e che nessuno mai rimpiangerà.”  che comincia la lenta risalita e la presa di coscienza. 

Da una forte disvelamento del proprio non essereè il lavoratore che, sopprimendo ogni forma di velleità individualista, deve sincronizzare la propria esistenza interiore e fisica con i tempi della Produzione…l’individuo è morto, il lavoratore trova la chiave di volta e la via d’uscita al suo disagio ed alla sua condanna.

Analizzando così i suoi“corsivi mentali” coglie quale sia il vero ed efficace strumento di difesa contro i“kapo imprenditoriali,…che attuano una costante azione di disturbo psicologico nei confronti di noi, piccoli ingranaggi in bilico tra il bisogno materiale e la mancanza di un sogno. Credono, così facendo, di spronarci, di aizzarci contro i consumatori indecisi e di renderci produttivi”.

Alla cieca devozione ai dogmi di un capitalismo freddo e malato si sostituisce la naturalezza e la spontaneità dell’essere umano troppo spesso sacrificate alle logiche del profitto, restituendo dignità e ragion d’essere all’errore “l’errore è la pausa dalla regola, la distrazione dal Piano, è l’aberrazione che sfida la Noia, è la fuga dello Spirito dall’impegno del Materialismo, è il fiore che spacca l’asfalto, è le “Tredici variazioni sul tema” di Jill Sprecher… È la

vita.

La liberazione dalle catene è quasi completa, il lavoratore a questo punto spacca volutamente e consapevolmente, e con lucidità le certezze e le falsità costruite ad hoc da un sistema egoista ed autoreferenziale, l’energia per la vera produttività non proviene dall’esterno, non può essere imposta, trasmessa per osmosi con micropompe terrorizzanti e lubrificate da minacce occupazionali”culminando quindi con un gesto che racchiude tutta la riflessione maturata“La filosofia del rematore di galea non attecchisce più sul mio cervello frustato e incatenato. Lo schiavo numero 103 abbandona i remi”.

Sembrerebbero risuonare in tale immagine echi del “l’elogio della fuga” di Henri Laborit, “quando non può lottare contro il vento e contro il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il suo mare in poppa e un minimo di tela…”, ma non solo di fuga si ragiona.

Analizzando però le strutture del sistema con nettezza si fa emergere la contraddizione intrinseca e più drammatica del fenomeno: Il ‘mostro’ è la stupefacente rappresentazione materiale, terribile, esteriorizzata e a volte profetizzata, della superbia umana. Si ha paura del mostro e si combatte il mostro, ma in realtà abbiamo paura della nostra mostruosità e combattiamo i nostri errori”.

L’epilogo,  rappresentato dalla decisione  del protagonista di incendiare il luogo del non lavoro, con il suo carico di liberazione e speranza, è un “Fahrenheit 451” rovesciato: invero in tale scenario il fuoco assurge a simbolo di purificazione ed evoluzione, necessario male per sbloccare momentaneamente uno degli innumerevoli nodi di una filosofia di vita che si impone a sistema organizzatorio della società.

Adesso il protagonista è libero di riprogrammare le coordinate della propria meta!

5 Risposte to “CALL CENTER: METAFORA E METAMORFOSI DEL LAVORO PARA-SUBORDINATO!”

  1. Una recensione approfondita, accurata, sentita… Ti ringrazio per la tua attenta lettura e per la sensibilità dimostrata verso temi caldi che interessano la nostra società…

  2. L’ha ribloggato su N I G R I C A N T Ee ha commentato:
    L’interessante recensione di un amico lettore al mio racconto “Call Center”. Grazie Strél’nikov!😉

  3. […] sentita al mio racconto social fantasy “Call Center” da parte dell’amico Valentino Strél’nikov Cerrone . Interessante, all’interno del testo della recensione sul blog di Valentino, il riferimento […]

  4. […] Michele “Dottore in Niente” Nigro, segnalata sul suo blog. La redenzione è leggibile qui mentre la segnalazione del racconto è qui. Uno […]

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