I DIRITTI SOCIALI NELL’ERA DEL POST-CAPITALISMO: QUALE FUTURO?

ottobre 8, 2012


In questa fase storica caratterizzata dal fluire e defluire incessante di idee, concetti, visioni,  politiche, che si fondono, contaminano e spesso anche cancellano ed annullano tra di loro, in una interazione magmatica e non episodica, il campo che maggiormente soffre il gap strutturale nei confronti di tale fenomenologia è quello del diritto.

Invero, spesso articolazioni dell’ordinamento non solo nazionale ma anche europeo e sovranazionale scontano il ritardo ideologico e strutturale ad intercettare i cambiamenti e a tradurli e/o adattarli e renderli compatibili con il proprio impianto ordinamentale – normativo.

A  soffrire tale divario-ritardo è sopratutto il campo dei “diritti sociali”, ovvero quel gruppo di situazioni eterogenee che raggruppa sia veri e propri diritti, sia situazioni meramente raccomandate, emersi ed affermatesi con il consolidarsi della democrazia pluralistica: tali diritti hanno contribuito in maniera importante e sostanziale allo sviluppo e alla tutela della persona nella sua dimensione individuale e sociale.

Tali situazioni soggettive, inserite nelle carte costituzionali quali compiti per il legislatore ergo non immediatamente tutelabili, o come nella nostra carta costituzionale, quali precetti normativi immediatamente azionabili, nelle diverse declinazioni  hanno come tratto comune e distintivo dai diritti di libertà sic et simpliciter, l’esigenza di un  complesso ed articolato apparato organizzativo statale preposto al controllo e alla tutela degli stessi, nonchè alla loro concreta attuazione.
In quasi tutte le nazioni occidentali però si registra una contrazione non solo di protezione a livello legislativo, ma contemporaneamente  anche una tendenza dei vari parlamenti a svuotare tramite paventate riforme le fondamenta procedurali di tali diritti.

Inoltre, la crisi economica, con conseguente necessità di tagliare le spese improduttive e di snellire la macchina burocratica, vede e registra troppo spesso tagli lineari alla spesa pubblica, che coinvolgono anche quelle articolazioni che tutelano i diritti sociali nelle loro sfaccettature più varie.


A questo punto ha ancora senso parlare di tutela dei diritti sociali? Hanno ancora ragione di esistere? Leggendo la storia con gli occhi del critico e con atteggiamento non dogmatico, sarà agevole riscontrare che proprio nelle fasi più acute di crisi economica, come la grande crisi degli anni 30′, che generò crisi di sovrapproduzione nel settore industriale e crisi di liquidità in quello bancario, è proprio con il grimaldello dei diritti sociali e con una legislazione di sostegno che si disegnò il new Deal quale strumento di contrasto del declino della società nel suo complesso.

ED ORA? COSA ACCADE IN EUROPA?

Purtroppo, il bel continente europeo sconta da un lato il ritardo della unificazione politico-amministrativa, dall’altro il riemergere degli egoismi nazionali e settoriali, con il risultato di una impasse che  rischia di trasformarsi in perpetue sabbie mobili, travolgendo IL VALORE solidarietà che rappresenta il più maturo punto di approdo post conflitto mondiale.

Non dimentichiamo la storia, una cultura dei diritti sociali che significa responsabilità individuali e collettive è necessaria proprio ora.
RISE UP EUROPA! RISE UP EROPEANS!

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