Dall’Agorà greca fino all’agorà virtuale: stampa e social network si contendono il ruolo di “cane da guardia della democrazia”

novembre 20, 2011


In questi ultimi decenni abbiamo assistito ad un fenomeno rivoluzionario ed inarrestabile, al quale ha contribuito in maniera determinate l’emersione e l’affermarsi del social networking, da facebook a twitter, che da un lato hanno nel bene e nel male riscritto la grammatica della politica, dall’altro, hanno ampliato le forme e le modalità di partecipazione. Questo fenomeno, per certi versi silenzioso ma sostanziale consiste in un ampliamento del ruolo di “cane da guardia della democrazia”, prima esclusivo appannaggio della stampa.

Ma ci sono solo lati positivi o anche ombre nel dilatarsi di questo ruolo? Un primo dato, senza ombra di smentite e che ogni qualvolta si incrementi la partecipazione verso il controllo della cosa pubblica, possiamo essere soddisfatti in quanto gli anticorpi democratici hanno funzionato. Ripercorrendo a ritroso il cammino l’inizio di questa voglia di controllo e partecipazione ha la sua forma embrionale nell’agorà greco, nella piazza, come luogo fisico e anche ideale, nel quale passioni e slanci si coniugavano con le problematiche e anche con le possibili soluzioni, in una interazione continua nella quale la trasparenza e la partecipazione erano la garanzia essenziale.

Era il confronto tra gli stessi cittadini a garantire un controllo, fatto di azioni e reazioni, capace di mantenere elevato il livello di attenzione. Ed è sempre nella piazza anche in epoca romana, con il meccanismo del plebiscito, seppur con le sue criticità strutturali, che si cristallizzava il momento decisionale ma anche politico di bilanciamento e controllo delle decisioni prese con legge in senso proprio. In seguito, tale modello ha subito un mutamento, stante l’impossibilità sotto la crescita della popolazione a garantire una partecipazione effettiva al processo decisionale, scindendo il demos, il popolo, la partecipazione, e il kratos, il potere di decidere, e quindi momento decisionale e il momento del controllo, il cui approdo sarebbe stato la nascita delle forme di governo, il cui paradigma  migliore è rappresentato dal modello parlamentare con l’affermarsi dei sistemi elettorali capaci di garantire quella reductio ad unum della collettività tramite il voto.

Orbene, in tale cornice un ruolo sempre maggiore è stato occupato dalla stampa, vero guardiano e strenue difensore degli assetti e dei diritti dei cittadini, divenendo uno dei fondamenti essenziali di una società sia dal punto di vista funzionale per le informazioni o le idee che è stata capace di veicolare, ma altresì proprio e specialmente per quella attitudine ad essere per sua natura sganciata dai meccanismi di decisione che le permettono di abbaiare forte e anche di mordere ogniqualvota ad essere minacciati sono fondamentali diritti della società.

Questo è il ruolo  imprescindibile che la stampa ha saputo svolgere, e che deve continuare a svolgere, in una società democratica, secondo una formula “cane da guardia” che è stata coniata ed utilizzata, con lessico anglosassone, dalla Corte europea dei diritti dell’uomo -CEDU- in svariate pronuce.

Ma tale ruolo, con le innovazioni tecnologiche non si è fossilizzato in uno schema rigido, anzi, ha assunto connotazioni e sfumature nuove, ampliando gli attori che contribuiscono a svolgere tale munus. Ne è una riprova l’attenzione per certi versi spasmodica riservata nelle tornate elettorali ai social network, nella loro veste di “influencer” dell’esito elettorale ma anche  di “guardiano”,  per la loro capacità di sbeffeggiare e rivelare le bugie e i trucchi spesso propinati ad hoc dalla classe politica. Apripista di questa stagione è stato fin dal 2003 Alastair Campbell, spin doctor del governo Blair, che intuì che a dettare le priorità dell’agenda politica non erano più la tradizionale carta stampata e le tv, e secondariamente che a decidere gli equilibri dell’esito elettorale e a RI-equilibrare e monitorare i comportamenti dei politici potesse contribuire in  buona misura anche il fenomeno dei Social Media.

Poi segui l’ascesa trionfale del Presidente degli USA Barack Obama, alla cui vittoria ha contribuito notevolmente il social faceebook, che però ora si vede bacchettato quasi per contrappasso, proprio dai suoi elettori vigili controllori e critici spietati delle sue decisioni. Se è vero che tale fenomeno a contribuito a implementare il “crowdsourcing”, ovvero la metodologia di collaborazione con la quale si coglie e stimola la collaborazione dalla rete, anche mediante nuove forme di controllo, ci si interroga però sulla qualità di tale controllo.

Non può nascondersi la circostanza che la volatilità e mutevolezza delle opinioni, il ciarliero twittare, la leggerezza e superficialità con i quali a volte si esprimono vere e proprie sentenze, il loro livore e la contraddittorietà logica delle argomentazioni, rendono il social networking una sorta di “nightclub anonimo e caotico”, come ci testimonia Gregor Poynton, direttore della web agency che ha ideato la campagna elettorale di Obama o peggio un’arena in cui sfiancare e demonizzare l’altro in virtù di un pretestuoso animus vigilandi.

Il ruolo di “cane da guardia della democrazia”, richiede non solo vivacità e vigore, ma anche e sopratutto equilibrio, trasparenza, e neutralità rispetto alle problematiche e ai valori che si devono difendere o sostenere.

Per queste ragioni è auspicabile che tale ruolo di vigile e rigido controllore non sia di esclusivo appannaggio nè della stampa nè dei social network, e che entrambi in un mutuo dialogo, riconoscimento e collaborazione snidino ed espungano quegli elementi di incertezza e confusione che toglierebbero credibilità al “sistema di controllo” nel suo insieme. Questo perchè c’è bisogno di un vero e proprio “sistema”, del quale sicuramente potranno fare parte i social network e la nuova ed emergente social politik.

Lets twitt…

3 Risposte to “Dall’Agorà greca fino all’agorà virtuale: stampa e social network si contendono il ruolo di “cane da guardia della democrazia””

  1. Senz’altro un bel post per chi come noi si occupa di blogging e di social media… Credo che l’obiettivo qualità da raggiungere nel nightclub anonimo e caotico sia sacrosanto: però fino a quando l’influencing sarà determinato da regole che io personalmente definisco ridicole (ho visto blog a contenuti zero salire le classifiche solo perché provvisti di una nutrita squadra di influencer bene addestrati), allora ci sarà poco da sperare. L’indicizzazione e la speranza di “essere beccati” in rete non basta. La mia paura è che a dettare le regole interverrà la politica: il passaggio dalla carta al web presuppone un’evoluzione di pressing politico dalla stampa alla rete… E’ solo questione di tempo.

  2. 🙂 ma infatti il night caotico si riferisce esclusivamente alla scarsa qualità degli influencer( la paranoia non la rinnego).. ben addestrati.. e spesso stipendiati..che purtroppo fanno saire e scendere sondaggi..decretando spesso la “morte” di soluzioni o tematiche non assistite da tirapiedi e lecchini di berlusconiana matrice..per dirla breve lo strumento è neutro..il pericolo è nell’uso che sti tizi potrebbero farne..e lì che bisogna lavora..

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