Finanza selvaggia e regolazione: giro di vite della Commissione UE

ottobre 22, 2011


DOPO SETTE ANNI DALLA SUA EMANAZIONE, ALLA DIRETTIVA MIFID (Markets in Financial Instruments Directive, la N. 2004/39/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004), VIENE FATTO UN SOSTANZIOSO RESTYLING!

In questo clima economico così agitato e politicamente incerto, nel quale ogni giorno emerge spesso l’impotenza e la stanchezza degli operatori economici e degli attori politici a contrastare un declino che pare avvitarsi sempre più in se stesso, senza far sperare in vie d’uscite o miglioramenti, una forte presa di coscienza di alcuni errori nelle liberalizzazioni, una revisione nelle modalità di scambio degli strumenti finanziari, apparivano necessarie ed improcastinabili.

Per dare risposta a queste sollecitazioni la Commissione europea ha predisposto una nuova bozza di regolamento finalizzata ad incrementare in primis la trasparenza dei mercati finanziari,  in secondo luogo a diminuire i rischi nel settore della “regolamentazione”, ovvero i coni d’ombra e le zone franche che spesso avvolgono molte transazioni, nello specifico quelle relative ai derivati e le operazioni “over the counter”.

Ma l’aspetto più incisivo è la previsione di cambiamenti nel sistema delle Sanzioni, nello specifico nel settore penale, armonizzando reati come “l’insider trading” e “la manipolazione dei mercati”, con la previsione di irrogazione di pene detentive per tutti i paesi membri. Invero, accanto al reato di insider trading, già previsto nella legislazione Italiana, sarà previsto il reato di “tentata manipolazione del mercato”, al fine di porre un freno a quella distorsione nella formazione dei prezzi, naturale conseguenza degli scambi automatizzati.

Il principio cardine che ha fatto da filo rosso alla suddetta riforma è riassunto nelle parole del Commissario al Mercato interno Michel Barnier, sostenitore in prima linea del rafforzamento della MIFID:” riportiamo la morale là dove è sparita!”.

Per addivenire a tali risultati, i campi di lavoro e di intervento sono stati due: da un lato, gli abusi di mercato (direttiva Mad), dall’altro i mercati degli strumenti finanziari (direttiva Mifid), con speciale attenzione ai derivati, che operano fuori dal perimetro delle borse, con la previsione di regole nelle modalità di formazione dei prezzi.

Nello specifico, la Direttiva MIFID, prevedeva IN SOSTANZA l’obbligo in capo agli intermediari di classificare gli investitori al dettaglio sulla base di due indicatori: abilità a prendere decisioni finanziarie e capacità di sopportare il rischio. Il pregio di tale classificazione, stava nella possibilità di vagliare quali strumenti finanziari meglio si adattassero al profilo del risparmiatore, ed altresì prevedere gli obblighi informativi nei confronti della clientela.

Emerge quindi icto oculi però che il punto dolente di tale impianto è stato quello delle autovalutazioni, con conseguenti effetti distrorsivi: in primo luogo poichè l’intermediario non era per sua natura incentivato a raccogliere informazioni accurate sulle capacità finanziarie dei clienti, in quanto il suo interesse primario era di giustificare il prodotto in venduta, anche a costo di una rappresentazione superficiale e distorta. Secondariamente, le autovalutazioni tendono ad essere distorte, dal momento che le persone hanno una considerazione di se stesse che non si concilia spesso con quella reale.

Il settore più delicato, che necessitava di una regolazione più rigorosa era ed è quello dei mercati derivati delle materie prime, per il quale la speculazione selvaggia ha avuto  troppo spesso conseguenze deleterie per l’economia, e che in assenza di una inversione potrebbe avere ripercussioni pesanti a livello sociale ed economico per l’intero pianeta.

Per quanto concerne i mercati over the counter, saranno previste le OFT, ovvero“piattaforme di negoziazione alternative”, che interesseranno anche quelle società di investimento che si occupano degli ordinativi interni. Una misura estrema e particolarmente rigorosa è stata implementata per evitare “gli ordini civetta”, ovvero la pratica di diffondere intenzioni di ordini o ordini, non al fine di una effettiva negoziazione, ma per creare turbative e speculare sulla formazione dei prezzi: a tal fine, si è prevista anche l’opzione di circoscrivere la quantità di ordini per partecipare alle transazioni, di delimitare la fascia di caduta o aumento del prezzo, ed infine di sospendere le negoziazioni qualora vi siano negoziazioni poco trasparenti sui prezzi.

Una misura particolarmente attenta alla situazione in fieri per i debiti sovrani, è la proposta mirante a sganciare i destini dei paesi sotto programma, dalle  temute pagelle delle tre sorelle, le agenzie di rating Standard & Poor’s, Mooody’s  e Fitch, arrivando a sospendere il rating su tali nazioni.

Purtroppo, tale riforma non colpisce con dovuta forza uno dei punti più distorsivi e difficilmente contrastabili del fenomeno speculativo: le dark pool. Con tale accezione si indicano le “borse nere, alternative” a quelle tradizionali nelle quali nella fase pre-trade, non vengono pubblicizzati i prezzi. Tuttavia, si è tentato di porre un’argine, ma molto generico e labile, frutto di un compromesso a ribasso: ovvero, il mantenimento di tali borse è subordinato alla condizione negativa che non arrechino distorsioni sostanziali di concorrenza e quindi non incidano sull’efficienza del procedimento di definizione dei prezzi.

La regolamentazione, o meglio la “regolazione”, è un’attività necessaria e molto difficile, non solo nella fase di implementazione, ma sopratutto in quella di progettazione, per una serie di ragioni strettamente connesse: i destinatari di tale attività invero hanno per loro natura l’intenzione di aggirarla nella sostanza, nella ratio, però rispettandone la forma. Orbene, ciò è possibile nella misura in cui la regolamentazione sia piena di falle o peggio progettata sull’onda dell’emotività, per dare risposte all’opinione pubblica o per calmierare il dissenso. Per cui  sarebbe buona regola al momento di disegnarla che il regolatore evitasse di utilizzare scarse informazioni, e cercasse per quanto possibile precedenti su cui rifarsi.

Concludendo, l’impianto normativo tranne alcuni punti pare molto attento alle problematiche odierne, ma sopratutto lo spirito che ha guidato la riforma: varare le regole e testarne preventivamente l’efficacia, con la possibilità ma sopratutto la volontà di rimodularne all’occorrenza la portata, ed altresì l’ammissione di errore da parte del regolatore.

Come si parafrasa spesso,” solo sbagliando si impara“…

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