Dall’E-government al We-gov, sperando in una “Democrazia 2.0”!

settembre 10, 2011


Strano e affascinante analizzare e/o catalogare i fenomeni sociali, dare una spiegazione alle stridenti contraddizioni che emergono nei sistemi democratici attuali, ai cortocircuiti che si generano da esse e da cui a volte nascono fenomenologie complesse e rigeneratrici.

Da un lato, la crisi finanziaria e gli scandali della corruzione dilagante del sistema politico hanno avuto come effetto principale quello di alimentare ed ingrossare sempre di più il mare dell’antipolitica, con connessi effetti negativi per la partecipazione, poichè si  è creato un vuoto tra partecipazione e governo e si è registrata oltretutto l’emersione di forze invisibili e disgregatrici di quel tessuto di convivenza civile ordito da secoli di conquiste sociali; dall’altro lato, quasi per reazione al su menzionato fenomeno, si osservano inaspettate e innovative iniziative dal basso di cittadini comuni, che rispolverano coscienze sopite o narcotizzate da anni di  mascherate contrapposizioni ideologiche spesso sterili, o peggio da un allontanamento dalla cosa pubblica fattosi costume o tendenza.

Si sta infatti silenziosamente ma con vigore affermando sulla scena politico-istituzionale una rivoluzione sostanziale del modo di gestire la cosa pubblica ridisegnando il rapporto cittadino-rappresentante istituzionale. I prodromi di tale mutamento sono rinvenibili nel fenomeno del ‘E- government, con il quale si sintetizza il processo di trasformazione dei rapporti interni ed esterni della Pubblica amministrazione mediante l’implementazione di tecnologie informatiche al fine di offrire servizi in materia di erogazione dei servizi, migliorando così anche la performance della P.A. stessa. A questa innovazione dall’alto, a livello di governo nazionale, è seguita la nascita di organizzazioni di cittadini, come gli antesigani ed italianissimi Open-polis, che hanno fatto scuola nel mondo, monitorando le attività del parlamento e dei parlamentari e mettendone on line le pagelle. PARTECIPAZIONE e DIALOGO quindi i catalizzatori di questa fenomenologia tutta in fieri.

Da attività di semplice focus dell’agere politico si è poi sviluppato anche un movimento che coniuga al monitoraggio anche la partecipazione e la collaborazione, contribuendo quindi alla stesura delle politiche collettive o all’individuazione di soluzioni. Si parla quindi di WE-GOVERNMENT o di WIKICRAZIA, per sintetizzare lo svilupparsi di strumenti collaborativi via web che hanno contribuito a trasformare i cittadini da sfiduciati spettatori a concertatori e/o creatori di politiche pubbliche. Un evidente miglioramento quindi anche sotto il profilo PROGRAMMATICO, con lo sfruttamento di variegate e qualificate competenze di validi professionisti provenienti dalla società civile.

Il circolo virtuoso di tale pratica, non a caso è stato uno dei  migliori canali che ha permesso al Presidente degli USA Obama di salire sulla casa bianca quasi come fosse un messia: infatti appena insediatosi ha favorito la diffusione di siti come data.gov, apple4democracy o challenge.gov, i quali oltre a rafforzare la partecipazione permettono al governo di un paese di avvalersi di un contributo creativo, innovativo e sopratutto economico.

Ma le “apps” non sono solo lo strumento per migliorare e ridisegnare il rapporto politica-cittadini, ma anche un mezzo efficace di gestione delle risorse locali. Basti pensare ad applicazioni come Fixmystreet, ripara la mia strada, con la quale si sollecitano interventi direttamente all’ente locale, o theyworkforyou, con il quale si può osservare il grado di produttività di un’amministratore locale o rappresentante parlamentare. In questo caso l’innovazione tocca la GESTIONE e L’AMMINISTRAZIONE.

Si sta quindi rimodulando il canone del “mandato rappresentativo”, senza stravolgimenti istituzionali o riforme dell’architettura costituzionale, che necessiterebbero oltre che di tempi lunghi di gestazione anche di complesse rimodulazioni di competenze e di contrappesi necessari. Dal classico mandato “in bianco” quindi si è passati ad una sorta di delega, con la quale i cittadini tramite i canali partecipativi stimolano politiche attive o ricordano gli impegni presi ai loro rappresentanti. Si coniuga quindi la partecipazione, spesso disorganica ed occasionale, con l’efficienza e la trasparenza, binomio fino a qualche tempo fa difficilmente perseguibile, in sistemi altamente burocratizzati o ingessati.

Orbene, le competenze all’interno degli ordinamenti statali vengono riscritte lasciando però invariata la carta costituzionale stessa, attuando così principi in essa impliciti (basti pensare alla partecipazione dal basso, di cui però nella cost. italiana mancano gli strumenti esplicativi), attualizzandone e ampliandone contemporaneamente la portata. Un nuovo “COSTITUZIONALISMO” emerge e si afferma, non circoscritto alla singola Costituzione ma di portata ed influenza globale.

La palingenesi degli strumenti partecipativi rafforza in primis la coscienza civica, garantisce una migliore rispondenza delle politiche alle esigenze dei cittadini, offre soluzioni a buon mercato e per tale via contribuisce a migliorare i bilanci pubblici devastati da gestioni dissipate e dilettantistiche. Perchè non insistere su tale via? La democrazia 2.0 è solo agli inizi. Dal suo sviluppo e dalla sua affermazione dipendono gli equilibri sociali e la sopravvivenza del sistema democratico costantemente eroso da forze centrifughe e disgregatrici, il cui unico fine è il proprio tornaconto personale.

“Più apps per tutti!”..

Una Risposta to “Dall’E-government al We-gov, sperando in una “Democrazia 2.0”!”

  1. Mitchell said

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    Democrazia 2.0″! La Mia Babele” the very
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