la rivoluzione verde di Obama e gli ambientalisti: c’eravamo tanto amati?

settembre 4, 2011


La virtù del coraggio e del cambiamento oltre ogni lobbies di potere, lo slancio ideale che aveva animato la corsa alla casa bianca sembrano elementi evaporati o tuttalpiù sbiaditi nei programmi di governo del presidente americano, che aveva fatto sognare e dato speranza a milioni di americani e a miliardi di persone in tutto il mondo.

Complice anche la crisi economica e il fuoco di sbarramento incrociato della destra repubblicana e delle varie lobbies, i famigerati limiti alle emissioni nell’atmosfera che dovevano essere il fulcro della tanto cavalcata e annunciata “rivoluzione verde” al momento subiscono un rallentamento: nei programmi, oltre alla  finalità di preservare l’ecosistema, dovevano anche contribuire ad incentivare e rigenerare la vecchia economia verso un’approdo più “green”, ma tuttavia sono stati temporaneamente accantonati alla data del 2013.

Ma cosa è in realtà l’inquinamento della qualità dell’aria? 

L’inquinamento atmosferico in sostanza è la presenza nell’atmosfera di sostanze i cui effetti sono misurabili sull’essere umano,  oltre che sugli animali e sulla natura; il grado di presenza di tali sostanze nell’aria è normalmente, ovvero in assenza di immissioni causate dall’uomo, ad una concentrazione inferiore o inesistente.

Gli inquinanti sono classificati in due categorie principali: la prima, di origine antropica, ovvero prodotti dall’uomo, e quelli naturali.

L’inquinamento derivato dall’utilizzo di tali sostanze negli ambienti aperti viene definito esterno (o outdoor), mentre l’inquinamento negli spazi chiusi, es. gli edifici, è catalogato come interno o indoor. La qualità dell’aria negli ambienti confinati è definita come Indoor Air Quality.

Orbene, allo stato attuale della ricerca e della scienza, sono stati catalogate circa 3.000 sostanze contaminanti dell’aria, in maggioranza derivanti dall’attività umane mediante processi industriali, oltre che a causa dei mezzi di trasporto.

Le modalità di produzione dei vari inquinanti e la loro immissione nell’atmosfera sono variegate, ragion per cui oltre alla difficoltà di monitorarle, diventa estremamente difficoltoso prevederne le ricadute e le possibili soluzioni. Basti pensare che l’immissione di esse provoca una serie di malattie che vanno dalla semplice asma a complicazioni cardiocircolatorie.

Purtroppo, la notizia, sulla scià di questa breve ma necessaria digressione appare preoccupante! Non è solo un mero chiacchiericcio giornalistico, in quanto è la stessa EPA – ENVIRONMENTAL PROTECTION AGENCY, l’ente per la protezione ambientale, a vedere smentite e posticipate le nuove regole in tema di limiti di emissione.

L’intento riformatore sembra solo momentaneamente fermo a causa della lentezza con cui si dovrebbe operare in primis nel settore legislativo per ridurre e semplificare la selva legislativa che graverebbe come un ulteriore macigno sulle imprese; ma sopratutto per la scarsa propensione del sistema imprese americano, in netto ritardo sul fronte innovazione, per la circostanza non secondaria che se venissero approvati i famigerati limiti in materia di emissione rebus sic stantibus, si provocherebbe un’emmorraggia occupazionale ulteriore e una corsa alla delocalizzazione verso quei paesi in cui tutto è lecito e permesso in materia ambientale.

Eppure, è proprio questo il momento che richiederebbe coraggio ed incisività nel voltare pagina con il passato e di allinearsi a nazioni che su tale fronte sono ormai in vantaggio. Ma la preoccupazione di deprimere un’economia già ostaggio dei suoi stessi errori e fantasmi, rischia di bloccare e forse arenare, sotto la scusa della necessità di salvaguardare l’occupazione un radicale ripensamento del modo di produrre oltre che di un rimodulamento degli stili di vita, necessari quanto più improcastinabili nel declino del gigante americano.

Purtroppo, come se non bastasse tale decisione rischia di provocare anche un terremoto tra tutti quei sostenitori che erano stati la linfa della sua trionfante cavalcata, che avevano risvegliato milioni di sfiduciati americani dal torpore e dall’astensionismo elettorale. Si sentono traditi, utilizzati, e per il momento il loro sfogo si ferma a dichiarazioni.

Ma se non vedessero mutare i presupposti dell’azione di governo, quelle migliaia di cause ambientaliste ritirate in campagna elettorale (si ricordi John Walke a capo del Natural Resource Defense Council), potrebbero ritrovare vigore, e decretare la sicura non rielezione del profeta venuto da Chicago.

La luna di miele sta giungendo alla fine? Il banco di prova, sarà quasi certamente la decisione sulla costruzione del super-oleodotto che dovrebbe garantire l’approvigionamento di petrolio dal Canada fino al golfo del Messico. Se vincerà il si, le lobby avranno vinto la partita più difficile, con un ritorno non solo economico.  Ad essere sconfitto sarà un movimento trasversale globale, e una prospettiva di vita.

La qualità dell’aria e il sogno di un mondo più pulito naufragheranno forse per sempre..

Resisti Barack!

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