l’autunno “tiepido” nella crisi economica globale e il totem del pareggio di bilancio

agosto 30, 2011


Nell’Italia della prima-seconda Repubblica era una consuetudine sciagurata nei mesi estivi da parte dei governi balneari quella di nascondere i problemi sotto il tappeto, per poi preparare manovre finanziarie che infiammavano e dividevano le varie componenti sociali, preoccupate di subire dopo gennaio il peso economico nonchè sociale delle misure di finanza pubblica.

In questo scenario post globalizzazione i “moti”di piazza rischiano di diventare un lontano ricordo, un amarcord da cinefili, per la tempistica di reazione ai provvedimenti economici dei soggetti “percossi”, ma sopratutto a causa di un irreversibile cambiamento nel costume sociale e quindi per questa via anche del modo di percepire i problemi.

Se è vero che l’italiano medio manifesta apertamente e a muso duro il proprio dissenso solo quando è colpito direttamente nel proprio reddito, è indice di un epocale cambiamento la circostanza che nel paese del sole prevale o meglio si fa prevalere un ottimismo che è diventato contagioso, tanto che nella preoccupazione generale sull’andamento economico solo tiepidi e circostanziati dissensi rompono l’assordante silenzio.

I prodromi di tale mutamento risalgono più o meno al periodo della bolla speculativa degli anni 90′, nel quale il crollo del muro faceva presagire il trionfo della profezia del prof. Fukuyama e il trionfo del liberismo americano anche se in versione attenuata in Europa.

Ma così non è stato: nel 2001 quando si passava alla moneta unica, il “change over” è stato nel nostro paese disastroso, in quanto si è consapevolmente depotenziato il sistema di controlli predisposto per pagare una cambiale elettorale e favorire i suoi beneficiari che si sono arricchiti senza ancora rendere nulla di quel bottino.

Ma gli italiani poi si sono assuefatti anche ad altro: mentre il prodotto interno lordo di anno in anno crollava sotto la concorrenza delle tigri orientali, da noi ci si preoccupava di togliere reddito ai lavoratori dipendenti con una tassazione si diceva più leggera, “light” si, ma che prevedeva come rovescio della medaglia tagli lineari, con quindi minori entrate e meno risorse per servizi ed ammortizzatori sociali.

Così ogni settembre i prezzi  di beni e servizi sono cominciati ad essere ritoccati costantemente, mentre il fiscal drag non veniva restituito, i risparmi si assottigliavano per provvedere alle necessità quotidiane e mensili, il lavoro stagnava, e l’inflazione faceva fiammate. Purtroppo in questo lento declino, i corpi intermedi e la pubblica opinione si sono sfaldate, perdendo quel ruolo di pungolo alla politica e di guardiano che sarebbe dovuto essere l’antidoto a un insabbiamento delle responsabilità ormai costume diffusissimo nell’agone politico.

In questi giorni infatti ci si indigna più per lo sciopero(?!) dei divi del calcio che per le imprevedibili ricadute socio economiche dei provvedimenti tampone. Come se non bastasse nello scacchiere europeo, complice la circostanza del nostro debito pubblico, la voce dell’Italia, per tale motivo contraente debole, è sparita nei dibattiti sulle misure anti-crisi. Il pareggio di bilancio è diventato sotto pressione del duo franco-tedesco un totem davanti al quale genuflettersi, quando oltre che dati normativi (“il TENDENZIALE pareggio di bilancio” del Trattato ue), che ragioni di opportunità,( gli hedge fund e le banche internazionali drenano i soldi immessi dalla BCE e e dalle Banche centrali americana e inglese, non per investirli nell’economia economia reale ma in manovre speculative in attesa del sereno), consiglierebbero di non dirottare tutte le esigue risorse all’azzeramento del debito.

Se in Pil non cresce, se l’economia langue, sottrarre risorse allo stimolo della crescita potrebbe diventare un boomerang per una economia già fragile come la nostra. Sarebbe il caso forse di rivedere a livello europeo i parametri di Maastricht stabilizzare il debito ad una certa soglia, e cercare anche di far ripartire l’economia reale? Solo pochi e dileggiati economisti tentano tale soluzione. E il corpo sociale? Riscoprirà la sua vocazione di cittadinanza attiva? In attesa del “conto” dei provvedimenti anti-crisi..sul titanic si continua a ballare e ad aspettare che il calcio ricominci..

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