Servizio idrico ed acqua: prospettive post referendarie

giugno 17, 2011


Domenica i cittadini italiani si sono pronunciati in maniera netta contro la”privatizzazione”della gestione dell’acqua. Hanno quindi senza mezzi termini bocciato un sistema che obbligava all’affidamento della gestione del servizio esclusivamente al privato. Ma il nostro paese come ha gestito negli anni passati il suo “oro invisibile”? C’è un pericolo reale sulla scarsità di tale risorsa?

Nei mesi che hanno preceduto la tornata referendaria infatti, il cittadino medio è stato spesso allarmato oltre il normale  e ossessionato da scenari da Africa sub-sahariana, paventandosi una scarsità di risorse idriche che una gestione pubblica avrebbe definitivamente compromesso. Ci sono tuttavia in questa visione due verità ma altrettante bugie. Con riguardo alle bugie, in Italia l’acqua non è una risorsa limitata, tutt’altro per noi è un petrolio invisibile! Come ci testimonia un autorevole ed indipendente studioso del CNR, Romano Pagnotta, in Italia cadono circa 296 miliardi di metri cubi all’anno, dei quali sono convogliati, sotto e sopra la superficie, solo 168 miliardi di metri cubi; per farci un’idea la capienza di una piscina olimpionica è la quantità a disposizione di ogni italiano. Emerge quindi, raffrontando la nostra situazione con quella della Germania e della Francia che non possiamo ritenerci poveri di acqua.

Con riferimento invece alle verità, l’espressione “prezzo dell’acqua”, o meglio “tariffa” a seguito della riforma Galli, come ci spiega nitidamente e senza preconcetti l’economista Antonio Massarutto (I privati dell’acqua), non contiene in se solo elementi speculativi: infatti non si fa pagare solo la remunerazione del capitale investito, fissata per legge intorno al 7% ed ora abolita grazie al secondo quesito referendario, ma anche e sopratutto ciò che è necessario per far funzionare, mantenere e sopratutto migliorare il servizio. Basti pensare al fatto che la Regione Puglia sarebbe a secco se non funzionasse l’acquedotto della Basilicata. Da qui ne discende una inevitabile conseguenza di ordine pratico: se dichiarare di mantenere il “prezzo” dell’acqua basso è lodevole oltre che elettoralmente premiante, è altresì necessario anche affermare senza mezzi termini che gli investimenti che danno risultati poco spendibili  politicamente ma concreti sulla qualità del servizio idrico e del cittadino sono improcastinabili e di difficile attuazione in un periodo di scarsità di risorse pubbliche e di tagli generalizzati ai trasferimenti.

La seconda verità sta nella circostanza, conseguenza di quanto sopra affermato, che  il 35 % dell’acqua viene sprecato per perdite nelle condutture, quando da analisi comparative si stima che il dato fisiologico dovrebbe stimarsi attorno al 15%. Inoltre, sempre conseguenza di una gestione poco attenta, al frammentato rifornimento di acqua si sommano i problemi relativi alla depurazione, con 1/3 degli scarichi ancora non depurati con problemi di inquinamento e relativi costi, con all’orizzonte la minaccia di una pesante e salata multa della UE se nel termine del 2016 non si invertirà la tendenza.

Orbene, a questo punto, è da domandarsi come ovviare a tali problematiche. Se è vero che con il referendum gli Italiani si sono schierati contro la “privatizzazione della gestione esclusiva”, è però illusorio sperare, salvo una nuova cultura politica, sensibilità ambientale e lungimiranza amministrativa, che lo Stato predisponga un poderoso piano per garantire una adduzione e depurazione di acque sufficiente ed uniforme su tutto il territorio nazionale.

Non è un caso che in Germania dove le perdite si attestano solo al 9%, si investono per abitante ben 90 euro l’anno contro i soli 30 nel nostro paese. Per cui, sarebbe errato e pericoloso, nonostante la bocciatura referendaria fare un salto nel passato e utilizzare metodi amministrazione clientelari in luogo di quelli aziendali. Altrimenti, il pericolo sarebbe quello dell’implosione di un sistema già di per se fragile e bisognoso di interventi massicci. La gestione pubblica tuttavia, anche se strutturata in maniera efficiente non potrebbe ottenere risultati se non fosse accompagnata da una rivoluzione culturale: più che di prezzo politico, bisognerebbe invece spostare le attenzioni ad incentivare la popolazione a non sprecare una risorsa tanto preziosa anche se invisibile!

Infatti, in molte zone del sud si registrano sprechi stratosferici, proprio lì dove viene a volte razionata la risorsa. Dovremmo come sempre imparare dalla Germania, come ci suggerisce Giulio Conte (Nuvole e sciacquoni), dove l’acqua costa si di più, ma i consumi sono molto più bassi, in virtù di rubinetti con riduttori di flusso, o sistemi di riciclo delle acque grigie, o anche di conduzione dell’acqua piovana per l’irrigazione. Gestione con criteri aziendali ed educazione all’efficiente uso delle risorse sono i punti di riferimento a prescindere dallo schema utilizzato, su cui strutturare e far ruotare il sistema idrico.

Ma sarebbe anche utile è proficuo cogliere tale opportunità per strutturare un sistema di “reversibilità nella gestione”: mentre è stato possibile passare da una gestione pubblica ad una privata, sotto la pressante esigenza di cogliere l’opportunità di investimenti, con una strada a scorrimento veloce, mediante il canale legislativo, è stato invece difficoltoso e complesso percorrere la strada inversa, dal privato al pubblico, allorchè il sistema privato, come è accaduto si  è dimostrato inefficiente.

Infatti,  più che una strada si è dovuta scalare una montagna, in quanto è stata necessaria la via referendaria, con tutti i risvolti costituzionali che ne sono derivati. Non sarebbe, in tale ottica, errato obbligare il pubblico alla privatizzazione allorchè il sistema stia collassando o di converso, togliere la concessione al privato che lucri sulla gestione in danno della collettività, se  però si predisponesse un sistema legislativo semplice, trasparente con una Authority che vigilasse in maniera autonoma ed indipendente dalle scorribande politiche. Non sarebbe una via facilmente percorribile ed equilibrata?

Purtroppo, siamo troppo chiusi nelle vicende nostrane per non cogliere quello che accadrà in futuro: è ovvio che l’oro dei prossimi anni sarà la risorsa idrica. In Russia ne sono ben consapevoli, tanto che non solo stanno ovviando alle perdite degli acquedotti, ma addirittura visto il surplus di acqua, stanno organizzando un sistema di acquedotti che porterà oltre i propri confini, fino agli Emirati arabi, la propria acqua. I russi, hanno capito in primis che l’acqua non è una risorsa infinita, secondariamente che con una gestione oculata si possono sfruttare le proprie disponibilità, proprio con quei paesi che posseggono l’oro nero.

In sintesi, le linee da seguire sono: evitare gli sprechi a prescindere dal criterio pubblico o privato, di gestione; implementare un sistema tecnologico che riduca gli sprechi; sviluppare una coscienza sociale sul risparmio della risorsa; accellerare sulla ricerca di metodi per desalinizzare a costi ridotti l’acqua del mare.

Il rischio, in caso di lassismo o sottovalutazione degli scenari, è quello che a salvare il diritto di bere non sarà più sufficiente un referendum.

2 Risposte to “Servizio idrico ed acqua: prospettive post referendarie”

  1. Sintesi necessaria e interessante: in attesa di sviluppi post referendari…

  2. Grazie mike..quello che voglio far capire che il privato è famelico e per mission dell’azienda deve fare utili anche a costo di speculare, ma il pubblico deve crescere e mostrare di non inciampare nei vizi atavici, altrimenti sarà facile gioco cavalcare il malcontento..

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