Italia, altra strigliata sui diritti umani: bacchettata dell’ONU

giugno 14, 2011


ROMA Dopo gli svariati richiami in ambito europeo, nello specifico dagli organi istituzionali quali il Parlamento europeo, il Comitato dei ministri e la Commissione europea, nonchè la Corte europea per i diritti dell’uomo, anche il più autorevole organo sovranazionale, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite punta l’indice sulla tenuta dei diritti umani del nostro paese; dallo screaning effettuato, i punti dolenti sono quelli già sottolineati in passato: diritti dei migranti, dei rifugiati politici, delle minoranze. Purtroppo, il quadro che ne emerge evidenzia impietosamente e senza attenuanti il ritardo di una delle potenze industriali del G8, con sottolineatura di come ci si sia disinteressati delle pressanti raccomandazioni provenienti proprio dalle Nazioni Unite. E’ questo in sintesi il giudizio severo delle Organizzazioni non governative che hanno monitorato il nostro paese ad un anno dalle raccomandazioni del Consiglio dell’Onu per i diritti umani. Il modus operandi è stato quello di catalogare analiticamente e capillarmente, tramite il prezioso lavoro del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, comprensivo di una rete di 81 associazioni e ong, tutte le mancanze e le storture in tale materia.

Orbene, emerge icto oculi che il nostro paese alla prova dei fatti si è mostrato, come è sancito nel report, assolutamente inerte –non ha attuato neanche in parte” più della metà dei punti messi in evidenza dall’organismo dell’Onu, cioè le raccomandazioni sui temi più scottanti. La lista è lunga, ma a destare maggior stupore è la mancata ratifica dei protocolli della Convenzione internazionale contro la tortura, che prevedrebbe la creazione di un organismo indipendente per l’ispezione dei luoghi di detenzione, sopratutto dei C.I.E., i “centri di accoglienza” per migranti e richiedenti asilo. Dalla disamina pertanto, è palese che sono le materie sensibili della diatriba politica quelle che gli attivisti sui diritti umani maggiormente contestano e su cui sollecitano interventi urgenti.

A peggiorare il quadro già non confortevole ed edificante, dai resoconti emerge che  “nei confronti degli immigrati sono stati accentuati gli strumenti di repressione”, ed altresì che il Testo Unico sull’immigrazione rende “più vulnerabile e precaria la fruizione dei diritti fondamentali dei cittadini immigrati”. Sono due gli scenari sui cui lavorare maggiormente: da un lato la carenza assoluta di canali idonei a favorire l’educazione al multiculturalismo e alla tolleranza; dall’altro, i nomadi Rom e la loro lingua, nella legislazione italiana non beneficiano di nessuna forma specifica di tutela delle minoranze.

Allo stato degli atti e dei fatti, purtroppo non vi sono spiragli positivi nè possibili proroghe: se infatti è da considerare utile la circostanza che “il governo ha quattro anni di tempo per attuare le raccomandazioni”, come ha ricordato Carola Carazzone, portavoce del Comitato, nello stesso tempo è altrettanto vero ed incongruente che queste ancora non sono state tradotte in lingua italiana. Gli attivisti  però, non si sono limitati ad attirare l’attenzione su tale dato, elaborando una proposta ben strutturata, con l’istituzione di un organismo indipendente per i diritti umani, a cui seguirà “un rapporto a medio termine sull’attuazione delle raccomandazioni”. Il Rapporto di monitoraggio delle Ong costituirebbe in tale ottica, il banco di prova sulla salute dei diritti umani ogni anno. Sarebbe quindi auspicabile che il governo recepisse fin da subito le istanze provenienti dall’ONU e adottasse anche con opportuni aggiustamenti il modello delineato dalle ong.

Così facendo, non solo si offrirebbe prova di una matura dialettica a livello internazionale, ma si evidenzierebbe la capacità di trasformare le idee e le istanze provenienti dalla società civile in fatti concreti, con un metodo fuori dagli schemi di una politica  spesso lenta ed autoreferenziale. In tal modo, si conseguirebbero due risultati con una sola mossa: l’auspicabile miglioramento sul tema dei diritti umani, e un positivo segnale sul funzionamento del nostro sistema costituzionale e democratico. Perchè non provare?!

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