Reato di clandestinità: altro stop dalla Corte UE

maggio 2, 2011


Un’altro duro colpo al reato di clandestinità!

Dopo la Corte Costituzionale, il Consiglio di Stato e le Sentenze dei vari Tribunali italiani, dopo il monito della Cassazione, delle onlus e associazioni come la Caritas e la Comunità di Sant’Egidio impegnate sul fronte immigrazione, arriva la cesura più pesante e la bocciatura definitiva di una struttura di reato già dall’inizio fortemente ammannata da dubbi e perplessità.  Aggravanti poi cancellate, reati disapplicati, detenzioni illegittime, sconti di pena e sanatorie allargate, sono stati alcuni degli effetti di una politica migratoria che vedeva nel Reato di clandestinità la panacea di ogni male. Nella pratica infatti il meccanismo delle espulsioni non ha mai dato frutti se non in termini mediatici.

La Corte di Giustizia UE quindi, è intervenuta con tutta la sua autorevolezza e precisione chirurgica sentenziando che ” il reato di clandestinità può compromettere la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali. Gli Stati membri, non possono introdurre una pena detentiva solo perchè un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio”. 

Si evince pertanto che la cesura riguarda più che il merito il metodo utilizzato dal Governo: invero, l’eliminazione di questo reato  legata alla direttiva europea sui rimpatri, de facto renderebbe difficoltose le espulsioni, mostrando la fragilità della via seguita per arginare il fenomeno dell’immigrazone clandestina con l’introduzione di questa figura di reato. La cronologia della bocciature è densa e lunga: nel luglio 2010 la Corte Costituzionale ebbe modo di dichiarare illegittima l’aggravante di clandestinità che prevedeva l’aumento delle pene di un terzo se a commettere il reato fosse un irregolare. Nel dicembre dello stesso anno poi, la Consulta dichiarò non punibile l’immigrato irregolare che in estremo “stato di indigenza” non ottemperi all’ordine di allontanamento del questore dall’Italia. Nel gennaio 2011, dapprima il Tribunale di Milano, prevedendo uno sconto di pena pari al segmento di pena aggiunto per l’aggravante di clandestinità per la sua natura discriminatoria;  poi le Procure di Firenze, Genova, Brescia, Roma, Milano, Torino, disapplicando il reato in questione in quanto ritenuto contrastante con la direttiva europea del 2008 -la n. 2008/115 che disciplina in maniera molto dettagliata la procedura che gli Stati devono adottare-, hanno contribuito alla demolizione della struttura portante del reato. Non ultima, la Sentenza della Cassazione n. 16453 dell’Aprile 2011 che ha vietato l’applicazione della norma che inasprisce le pene a causa della mancata esibizione del documento di identità agli irregolari.  Il no della Corte UE arriva quindi a scardinare  l’impianto de quo con tutta la sua forza e a sottolineare come spesso, risolvere in chiave strettamente demagogica ed elettorale un fenomeno tanto complesso possa rivelarsi un boomerang, le cui ricadute pratiche e politiche sono difficilmente rimediabili sopratutto in uno stato di necessità come quello che viviamo.

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