La revisione del Trattato di Shengen: intesa franco-italiana

aprile 26, 2011


Verso una sostanziale revisione del Trattato di Shengen, su iniziativa congiunta della Francia e dell’Italia.

E’ imminente la presentazione della bozza di modifica del Trattato in questione alla Commissione europea, che vedrà un’anticipazione di tale accordo nel vertice bilaterale franco-italiano dei prossimi giorni a Roma e che verterà su svariati temi: dalle scalate francesi sui colossi alimentari italiani alla questione immigrazione, ormai esplosa alle frontiere di Ventimiglia in tutta la sua drammaticità.

La proposta francese, caldeggiata e sostenuta anche dalla Germania prevede accanto ai casi esistenti di sospensione del Trattato per ragioni di “necessità”, anche ipotesi ulteriori, qualora uno Stato membro si dimostri incapace di controllare le sue frontiere, legittimando in tal modo gli Stati confinanti a sospendere l’operatività dell’accordo fino a che non venga ripristinata la normalità. Orbene, è utile ricordare che Schengen nacque come una cooperazione rafforzata all’interno dell’Unione europea, il 14 giugno 1985 fra il Belgio, la Francia, la Germania, il Lussemburgo e i Paesi Bassi: il fine era quello di eliminare progressivamente i controlli alle frontiere comuni, implementando così un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari, degli altri Stati membri della Comunità o di paesi terzi. Per cui gli obiettivi da conseguire erano:

  • Abolizione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere interne dello spazio Schengen;
  • Rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen;
  • Collaborazione delle forze di polizia e possibilità per esse di intervenire in alcuni casi anche oltre i propri confini (per esempio durante gli inseguimenti di malavitosi);
  • Coordinamento degli stati nella lotta alla criminalità organizzata di rilevanza internazionale (per esempio mafia, traffico d’armi, droga, immigrazione clandestina);
  • Integrazione delle banche dati delle forze di polizia (il Sistema di informazione Schengen, detto anche SIS).

    Tuttavia, sono previste clausole di sospensione, per un limitato periodo di tempo e per specifici motivi: solitamente si ricorre a tale strumento quando uno stato vuole rafforzare le misure di sicurezza nel caso esso ospiti importanti eventi. L’italia infatti, ha sospeso tale Trattato in due occasioni, durante il G8 di Genova e in quello più recente dell’Aquila. Accanto alle nuovi ipotesi di sospensione si dovrebbero anche prevedere misure idonee ad incrementare l’assistenza ai paesi di prima accoglienza anche mediante il rafforzamento dell’Agenzia Frontex. Ma nonostante questi lodevoli intenti, il caos dei permessi temporanei italiani e la stretta applicazione da parte della Francia delle normative in materia, hanno segnato l’insuccesso dello spirito innovatore di Shengen. La libera circolazione è stata nei fatti una conquista, che rischia di porre, dopo le mordenti critiche alla moneta unica, seriamente in pericolo un’altro dei pilastri fondanti dell’UE. Le minacce dei vari populismi al momento paiono avere la meglio.

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