Cara Italia ti scrivo..

aprile 9, 2011


…….CARA ITALIA TI SCRIVO….

L’Italia, la nazione Italia, ha appena compiuto i suoi 150 anni, celebrando questo speciale compleanno dalle piazze piene di tricolori, alle sedi istituzionali, passando per le strade e i  suoi luoghi simbolo. Tuttavia, non bisogna dimenticare e nascondere la circostanza non secondaria che questo paese ancora è diviso purtroppo, su molte cose, dalla storia spesso ancora non largamente condivisa, polarizzata in guelfi e ghibellini, neoborbonici e cavouriani, fascisti e antifascisti, alla geografia che vede ancora un sud creativo ma economicamente fragile alla rincorsa del nord opulento e dinamico, ma soprattutto sulla memoria storica. Ci si dimentica troppo spesso sia da cittadini critici e delusi dalla classe dirigente, sia da “Italiani”, che questo è un grande anzi nobilissimo paese che ha dato un contributo notevole all’umanità con i suoi Artisti che hanno lasciato un museo a cielo aperto disseminando perle su tutto il suolo, ma anche ai suoi valenti scienziati che hanno contribuito con le loro scoperte al progresso, nonché anche ai suoi migranti che nel mondo hanno diffuso prima che uno stile di vita la nostra cultura.

Ebbene si, proprio la nostra “cultura” che nell’anniversario dell’unità italiana subisce drastici tagli in bilancio, proprio la cultura che è stata la linfa dapprima che un territorio diviso in tanti staterelli diventasse nazione, ma soprattutto dopo che dalle macerie del nazifascismo bisognava ritrovare la bussola, come un cemento che anni di dittatura e di sonno della coscienza avevano sgretolato.

Siamo con orgoglio l’unica Nazione al mondo nella quale si è sviluppata prima la cultura italiana e poi la Nazione: ciò sta a significare che non siamo come spesso si sente da qualche poco attento e malizioso commentatore o politico solo una sommatoria di ex stati, una dimensione ed entità solo geografica; siamo altresì una comunità con valori condivisi che faticosamente ha iniziato il proprio percorso e un’opera ciclopica di unificazione, motivata ad esistere come Stato e come Popolo, che ha avuto il primo approdo con il risorgimento, e poi dopo lo smarrimento nel buio ventennio fascista, con il riscatto della resistenza e con la nascita della Costituzione del 47’.

Ma la varietà non è un elemento ostativo anzi: i suoi ottomila comuni, il passare da una collina a un centro urbano sentendo variare accenti, paesaggi e modi di vivere; la classicità, il rinascimento,  i cesari ma anche la chiesa ed i papi. Tutto questo ebbe il pregio di unificare e amalgamare il risorgimento come un pittore impressionista, nella cui tela si colgono tutte le parti che sfumano nell’altra in armonia.

Ma purtroppo l’egoismo di pochi  e il disinteresse dei più fece smarrire la retta via, nel sonno della ragione e delle coscienze del periodo fascista: così L’Italia “tutta” dovette misurarsi con le sue diatribe interne domate e sopite sotto il regime,  i problemi parzialmente risolti, che riesplosero al crollo del fascismo con tutta la loro drammaticità. Dovette quindi l’Italia trovare la forza ma anche l’ingegno di rispondere a problemi e debolezze di ordine costituzionale, politico e sociale con schemi nuovi. Ma soprattutto, era necessario far riemergere la tempra migliore degli animi italiani, l’energia e l’ingegno e l’identità annichilita e frustrata da anni di regime.

La risposta fu delle migliori, come sempre l’ha offerta il “sistema italia” ogni qualvolta il baratro si avvicinava e si rischiava l’implosione: A livello Istituzionale, si registrò il grande innovamento in senso democratico delle nostre istituzioni grazie alle forze politiche antifasciste e partigiane e ai militari rimasti fedeli alla nazione, che culminarono nell’Assemblea costituente da cui nacque la Costituzione del 47’.

Con la carta costituzionale finalmente si ebbe un nuovo e solido impianto statuale, un catalogo di diritti e doveri per i cittadini, ma anche garanzie e principi a cui la prescelta forma di stato repubblicana avrebbe dovuto da quel momento sempre ispirarsi ed a cui la nazione avrebbe dovuto richiamarsi.

Nell’art. 5 Cost. che costituisce il perno di tale forma, si riaffermo ancora una volta dopo il Risorgimento con nettezza l’unità e l’indivisibilità ancorandola però ad un innovatore aspetto, al riconoscimento e alla promozione delle autonomie locali, Regione Provincie e Comuni. Non è un caso che accanto al termine unità nella nostra storia sono presenti pluralità, diversità, ma nell’ottica della solidarietà e sussidiarietà.

Nello scenario economico, in un contesto di macerie e povertà diffusa si fece uno scatto di orgoglio: l’Italia  grazie alle sue risorse umane e materiali  si affacciò con vigore nell’area dei paesi più industrializzati e progrediti, grazie alla più grande intuizione storica di cui è stata antesignana già nell’isola di Ventotene, prima che la guerra avesse fine, e poi partire dagli anni ’50: l’integrazione europea. Fu da quell’evento che la nazione assunse il posto più prestigioso nella più vasta comunità transatlantica e nello scacchiere internazionale. Tuttavia ancora oggi, dalla collocazione senza riserve nell’Europa unita, c’è la chance più grande per affrontare le sfide, le opportunità e le criticità della globalizzazione.

Dal punto di vista sociale, si ebbe la lungimiranza di disinnescare le divisioni “parlamentarizzandole”, allontanando lo spettro di una guerra civile ancora più dannosa e pericolosa della guerra stessa: si scongiurò così con sapienza politica ma anche con senso dello stato il rischio di separatismo e di amputazione del territorio nazionale.

Fu questo forse più autentico “miracolo”, la ricostruzione e il consolidamento dell’identità,  – nonostante aspri conflitti ideologici, politici e sociali – determinando il balzo in avanti, oltre ogni rosea previsione; tale forza emerse in altri periodi bui della repubblica quando insidie subdole e penetranti, attacchi violenti e perniciosi quali stragismo e terrorismo, che parevano sconquassare le basi democratiche, furono immunizzati e debellati mediante il richiamo alla Costituzione e grazie al coinvolgimento di forme di partecipazione sociale; è utile ricordare che è proprio su queste forze che ancora oggi la lotta contro il devastante e mai sopito fenomeno della criminalità organizzata è possibile e vitale.

In tutte queste circostanze emerge chiaramente che a rendere possibili tali “miracoli” abbia contribuito un forte cemento unitario, che tutti ci invidiano, inconcepibile ed inoperante senza identità nazionale condivisa. Fattori di questa nostra identità italiana sono la lingua, la cultura, il patrimonio storico-artistico-naturale.

Purtroppo oggi si registra anche una sporadica ed isolata contestazione, sia al nord che al sud da parte di movimenti politici. Tuttavia, non bisogna tralasciare che anche Nazioni più patriottiche hanno attraversato nella loro storia divisioni marcate: dalla guerra civile che insanguinò gli Stati Uniti, alla rivoluzione francese e agli anni della comune che videro trucidarsi tra di loro i francesi, alla Spagna e al Regno unito al cui interno i separatisti minavano le fondamenta dello Stato stesso. Ma è proprio ai “valori comuni” che tali nazioni hanno fatto ricorso per superare tali avversità. E sono proprio quei valori che oggi cara Italia i tuoi figli un po’ indegnamente o usano e strumentalizzano o peggio mettono in dubbio o rinnegano.

Bisogna urgentemente fare opera di diffusione e approfondimento tra gli italiani per il richiamo a quel senso di unità nazionale non solo in senso geografico: la missione che ci attende non è certo agevole, tra un futuro che desideriamo più equo e giusto e le incognite ed insidie che si frappongono nel mondo. Saranno molte le prove che dovremmo affrontare, navighiamo a vista in un mare sempre più tempestoso e sconosciuto che si chiama modernità: ma da marinai avvezzi alle grandi sfide abbiamo la consapevolezza e la certezza che solo ricorrendo alle nostre più genuine risorse morali e umane, tralasciando particolarismi ed egoismi potremmo approdare al progresso.

Diceva un nobile italiano, Dante,“fatti non foste a viver come bruti,. ma per seguir virtute e canoscenza”.Un invito e ammonimento ancora oggi di lampante attualità..

Auguri cara vecchia, amata ed unica Italia.

Un Tuo figlio.

(Fonte: Marco Cerrone)


 

 

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