L’adesione della U.E. alla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo a seguito del Trattato di Lisbona: negoziato in corso

marzo 26, 2011


A seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1.12.2009 si è determinato un mutamento nella struttura della protezione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea. In tale contesto, per completezza espositiva, non bisogna tralasciare il peso ed il ruolo svolto dalla Carta dei diritti fondamentali solennemente proclamata a Nizza durante il Consiglio europeo il 7.12.2000, oggetto di critiche a volte ingiuste per la scarso coraggio imputato al gruppo estensore nonchè per la sua presunta ridotta  forza innovatrice.

Tale testo, frutto di una procedura  originale all’interno dell’Unione europea, ha in sintesi il pregio di codificare per la prima volta nella Storia della UE i diritti civili, politici, economici e sociali di tutti i cittadini europei nonchè di tutte le persone che risiedono sul territorio dell’Unione. Tuttavia, a questo primo passo è seguito un restyling, un adattamento il 13.12.2007, per una migliore integrazione ed implementazione con il Trattano di Lisbona. E’ evidente icto oculi anche ai più critici detrattori, il ruolo propulsivo assunto da tale documento che funge da base costituzionale.

Le preoccupazioni su un possibile sistema concorrenziale alla CEDU, sono tuttavia irrilevanti e infondate posto che il Trattato di Lisbona non solo recepisce la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea conferendole lo stesso valore giuridico dei trattati ( art. 6 Trattato dell’UE  modificato all’art. 1 punto 8, del Trattato di Lisbona:” L’Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea…che ha lo stesso valore giuridico dei trattati…”), ma altresì  prevede l’adesione della UE alla CEDU, ( 2.: “L’Unione aderisce alla Convenzione europea  per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali…. Tali diritti fanno parte del diritto dell’Unione europea in quanto principi generali”).

Nonostante i testi nitidamente redatti non ponessero dubbi circa il pericolo di una concorrenzialità trai i due sistemi di protezione, quello della Cedu e quello di protezione dei diritti fondamentali previsto all’interno della UE, (art. 6 del Trattato dell’Unione Europea post Trattato di Lisbona, 2.:…tale adesione non modifica le competenze dell’Unione Europea definite nei trattati..), si è tuttavia messa in luce la necessità di una compenetrazione ed integrazione tra i due sistemi mediante l’adesione della UE alla CEDU.  A scanso di possibili equivoci è da sottolineare la circostanza che la Carta di Nizza non prevede nessun meccanismo di controllo del rispetto dei diritti fondamentali in capo agli stati, come ribadito all’art. 51 co. 1 della Carta stessa( ” ..le disposizioni della stessa Carta si applicano alle Istituzioni e agli Organi dell’Unione nel rispetto del principio di sussidiarietà come pure agli stati membri, ma solo nella loro attività di attuazione del diritto dell’Unione”..).

Invece, un progetto di tale meccanismo di controllo è rinvenibile nell’art. 7 del Trattato sull’Unione Europea dopo Amsterdam, nel quale si prevede che il Consiglio può comminare sanzione a quegli Stati che abbiano violato diritti fondamentali (….Su proposta motivata di un terzo degli Stati del Parlamento europeo o della Commissione europea …deliberando a maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri, previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste una evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’art. 2…..Il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, può decidere di sospendere alcuni diritti derivanti allo Stato membro in questione dall’applicazione dei Trattai…).

Tuttavia la Carta non è priva di limiti: infatti non sarà sfuggito ai più attenti operatori che in essa non sono contemplate tutte le disposizioni dei protocolli addizionali alla CEDU, più specificamente non menziona i diritti garantiti dal protocollo 7 non ratificato da tutti gli Stati comunitari. A questo problema tuttavia corre in soccorso l’art. 52 co 3 della Carta che statuisce che laddove essa contenga diritti corrispondenti a quelli previsti dalla CEDU, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli assicurati dalla CEDU, e altresì si prevede che tale norma non precluda la possibilità al diritto UE di concedere una tutela più ampia. Così, nonostante le possibili lacune del Trattato di Nizza le istituzioni UE possono applicare il diritto di Strasburgo ovviando prontamente alle mancanze.

Ma un aspetto positivo oltre che innovativo è presente nella Carta di Nizza, posto che in essa vi è un esplicito richiamo alla Giurisprudenza  della CEDU, di modo che diritti non esplicitamente previsti in essa ma emersi tramite la sua giurisprudenza trovino protezione. Ma vi è un problema di carattere squisitamente tecnico, poichè l’ UE non ha ancora aderito alla Convenzione europea del 1950, ragion per cui al fine di ovviare a tale discrepanza il Parlamento europeo ha adottato una Risoluzione il 9.5.2010.  In questa ha rimarcato le speciali caratteristiche dell’UE, in armonia con quanto dettato dal Protocollo No 8 del Trattato di Lisbona, e riaffermato la sua posizione favorevole all’integrazione dei due sistemi di protezione dei diritti umani, di modo il sistema di protezione interno garantito dalla giurisprudenza della Corte di giustizia si completi ed arricchisca dell’azione esterna di un organo di carattere internazionale, la CEDU.

Presa finalmente tale importante e storica decisione, il Consiglio d’europa con la tecnica del “demandeur” ha dato mandato al Comitato dei diritti umani (CDDH) quale foro negoziale per individuare lo strumento giuridico più idoneo per completare il processo di adesione della UE alla CEDU.  Nell’attesa che il percorso si completi e tralasciando in questa sede le problematiche sottese ci auguriamo tutti che la montagna non partorisca un topolino.


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