Greco & rischio prescrizione: italia ancora latitante

marzo 25, 2011


Il fenomeno corruttivo, anche a seguito della pressante crisi che coinvolge le economie mondiali ha assunto sempre maggiore importanza nelle agende internazionali fino a diventare una priorità.

La corruzione difatti mina profondamente la fiducia nei mercati e nelle imprese di un paese, oltre a determinare come contraccolpo una perdita di credibilità e di competitività, posto che tali dinamiche allontanano sensibilmente gli investimenti con diminuzione di crescita economica.

A ciò si aggiunga la circostanza che a causa di essa si crea un terreno fertilissimo per le attività criminali che permeano nell’economia, inoltre a livello sociale, si erode lo stato di diritto e la cultura del  rispetto delle regole basilari al funzionamento ordinato di una società. Per contrastare tale piaga a livello internazionale si è agito su più fronti: dalla Convezione delle Nazioni Unite contro la corruzione ( UNAC) del 2003, fino all’istituzione di specifici organismi di sorveglianza , il GRECO, ovvero il Gruppo di Stati contro la corruzione istituito dal Consiglio d’Europa nel 1999, e il Gruppo di Lavoro sulla corruzione (WGB) su iniziativa dall’Ocse, fino al recentissimo European Anti -corruption Network, un ambizioso meccanismo anticorruzione a livello europeo che opera mediante una rete di agenzie. Purtroppo, l’Italia su tale fenomeno non pare essere ancora allineata con gli standard Europei, posto che non solo è scivolata nella classifica  redatta dalla Trasparency International fino al 63° posto nel report che documenta la corruzione “percepita”, ma è stata altresì oggetto di ben 22 raccomandazioni da parte del GRECO,  a cui non ha ancora dato alcuna risposta come prefissatale, posto che il termine del 31 gennaio 2011 è passato da due mesi.

Tale organismo ha come scopo precipuo quello di monitorare la conformità delle politiche degli Stati aderenti ai parametri anti-corruzione fissati del Consiglio d’Europa, individuando altresì le eventuali carenze nella legislazione e suggerendo soluzioni o aggiustamenti. Sono due gli strumenti mediante i quali opera: i meccanismi di valutazione, i peer reviews, e quelli di pressione reciproca, peer pressure, che si sostanziano in procedure dinamiche di valutazione e di follow up. Il nostro paese ha dapprima solo firmato ma non ratificato la Convenzione COE contro la corruzione, per poi partecipare tramite adesione al gruppo GRECO il 30.6.2007.

Nello specifico, tale organismo ha individuato i campi sui quali maggiormente si registra un lievitare del fenomeno corruttivo, stilando ben 22 raccomandazioni suddivise in due parti, l’una relativa all’attività di prevenzione, l’altra relativa alla repressione: i campi di maggior sensibilità e vulnerabilità al cancro corruttivo sono quello dell’urbanistica, dell’ambiente, degli appalti pubblici, del settore sanitario, nonchè quello giudiziario in cui si registra una aumento del 65%!!.

Con riferimento alle raccomandazioni di tipo repressivo, mediante il meccanismo del follow up tale gruppo di lavoro hai messo in luce tre punti dolenti: 1) la dispersione nei testi normativi, codice civile, penale, diritto commerciale e fiscale,  della disciplina di contrasto alla corruzione; 2) la mannaia della prescrizione facile; nonchè si prevedette con anticipo l’inopportunità della Legge 124/2008, nota sotto il nome di Lodo Alfano, successivamente dichiarata incostituzionale, mediante una raccomandazione ti tipo interlocutorio.

Da questo affresco emerge che due sono i campi su cui ha operato e opera tale gruppo nella stesura dei suoi report: quello giuridico, dove nello specifico si è lamentata la mancanza di uno specifico programma anti-corruzione, e quello sociologico, in cui emerge con preoccupazione l’espansione del fenomeno (… ” pervasiva esistenza del fenomeno che riguarda la società”).

Tale relazione ha il pregio di ripercorrere e vivisezionare la storia italiana degli ultimi vent’anni, fissando il picco massimo di corruzione negli anni 90 con l’esplodere del fenomeno meglio conosciuto con il nome di tangentopoli. A tale buia stagione il sistema Italia seppe reagire con un grandioso slancio, che sul lato giudiziario portò a penetranti indagini e alla punizione dei reati, dal lato legislativo a una serie di interventi mirati a stroncare tale problema: dalla previsione dei reati contro la P.A.,  alle leggi n. 86/1990 e 181/1992 che hanno apportato modifiche al codice penale, alla previsione della responsabilità per le persone giuridiche, al regime di confisca per i reati di corruzione, ai divieti per i condannati nelle gare di appalto. Purtroppo, un dato impietoso mostra una preoccupante inversione di tendenza, la diminuzione delle condanne su cui aleggia l’ombra della prescrizione.

Invero, sono numerosi i processi finiti nel macero grazie al meccanismo estintivo della prescrizione, che nel nostro ordinamento, differentemente che nella maggior parte di quelli europei, opera anche dopo che sia stata esercitata l’azione penale, ovvero anche nei ritardi dei vari gradi di giudizio. Un importante contributo in ciò è stato fornito dalla ex Legge Cirielli, rinnegata persino dal suo relatore, che ha ridotto notevolmente i termini di prescrizione di numerosi reati che toccavano personaggi dell’agone politico.

Ma tuttavia, non sono mancati i lati positivi, come le misure di Confindustria e della Camera di Commercio che sul versante della trasparenza hanno apportato un importante contributo in un periodo di incertezza,  invitando i propri associati a far sparire il cono d’ombra dell’omertà, sollecitando a denunciare le pressioni esercitate dalle organizzazioni criminali.  Ma ciò on è considerato sufficiente, perchè si sottolinea altresì come sia necessario improntare un sistema di confisca in rem sganciato dalle sentenze di condanna, e il miglioramento del sistema di feedback in tema di riciclaggio incrementando la cooperazione e gli scambi di informazioni in campo internazionali. Differentemente da come si è legiferato in materia di falso in bilancio, prevedendo una “depenelizzazione” con un ammorbidimento delle pene , si suggerisce di congegniare sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive.

In sintesi, due sono gli interventi urgenti, misure di prevenzione non blande, sporadiche e timide ma incisive, che necessitano però di un approdo a lungo termine, e la diffusione di una cultura della legalità, non relegando il contrasto del fenomeno a una sola questione di regole.

Due mesi sono passati, speriamo che anche le raccomandazioni del Greco non cadano in prescrizione.

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